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Cerchiamo ora di approfondirne la conoscenza.
Il vino Barbera è un vino piemontese molto conosciuto che, nel corso degli anni,
è passato da un'immagine di vino generoso ma aspro, a quella di prodotto di più
interessanti qualità e ciò grazie all'impegno dei suoi produttori.
Il vino Barbera o la Barbera, come Colosso e Monelli ci hanno ricordato
di denominarla, nasce dall'omonima varietà di vite in una vasta zona di territori
piemontesi vocati per questa produzione.
Il più antico documento che cita la varietà di uva Barbera sembra essere
una relazione del 1799, del Conte Nuvolone, vice direttore della Società Agraria
di Torino, "Sulla coltivazione della vite e sul modo di fare i vini" nel quale,
fra le "uve nere di prima qualità" piemontesi è ricordato questo vitigno.
La sua coltivazione, però, è certamente più antica e la zona di origine
deve essere individuata nel territorio che fu Ducato di Monferrato, tanto che
il Gallesio, nella sua "Pomona italiana" del 1839, la definiva "Vitis vinifera
Montisferratensis".
La troviamo citata, inoltre, nell'Acerbi (1825), nel catalogo di Incisa
(1852) e del Mendola (1868), prima che De Maria e Leardi, nel 1885, ne facessero
una descrizione particolareggiata nella "Ampelografia della provincia di
Alessandria".
Da queste varietà, comunque, si ricavavano certamente ottimi vini da molto
tempo, tanto che non è azzardato pensare a vini ottenuti anche da Barbera, nel
riferimento di Andrea Bacci - il grande scienziato medico di Papa... -che, nel
1500, nella sua "De Naturali vinorum historia", testimoniava sulla presenza in
Piemonte di vini piuttosto aspri, ma robusti e di bel colore, che si denominavano
"bruschi" e che erano molto apprezzati alla mensa del Duca di Savoia.
La prima traccia formale, però, di un vino denominato Barbera si trova in
un documento del 1600 conservato nel Municipio di Nizza Monferrato.
E' certamente un vino che ha colpito l'immaginazione per le sue specifiche
qualità come dimostrano alcuni esempi.
Nel 1778, il Conte Nuvolone lo definì "Vino possente, sempre piuttosto
severo, ma ricco di un profumo squisito e d'un sapore che alla forza accoppia
la finezza".
Alla fine dell'800, Strucchi - un grande enologo - si espresse così.....
"quando il vino Barbera ha raggiunto cinque o sei anni di età, riesce adattissimo
come vino da arrosto, come il Barolo, al quale allora viene da molti preferito".
E Carducci la chiamò "generosa Barbera" continuando...."bevendola ci pare -
d'essere soli in mare - sfidanti una bufera - mentre Cesare Pavese in una lettera,
lo marcò come "leggendario".... fino a Monelli che, come abbiamo già visto,
riferendosi al suo genere femminile, aggiunse "ma se è femmina è una virago
da mettere fuori combattimento la gioventù tenerella e delicatina che usa
oggi..."
La denominazione e le terre
La coltivazione del vitigno Barbera è molto diffusa, soprattutto in
Piemonte e dà origine ad alcune diverse tipologie di vino (la Barbera)
caratteristiche, in funzione del territorio di produzione.
Esistono in sostanza 4 Denominazioni di Origine di zone particolari,
i quattro petali di un quadrifoglio:
Barbera d'Alba, Barbera d'Asti, Barbera del
Monferrato, Colli tortonesi Barbera ed uno, il Piemonte Barbera, più generale,
dai caratteri di ottima qualità, ma meno specifici.
La Barbera d'Alba viene prodotta nella zona collinare di Alba, in provincia
di Cuneo, su terreni preminentemente argilloso-calcarei e calcareo-silicei,
con una resa massima di uva di 100 quintali per ettaro.
La Barbera d'Asti ha la sua zona di produzione in 118 comuni della
provincia di Asti ed in 50 comuni della provincia di Alessandria. I vigneti
sono tutti in zona collinare su terreni prevalentemente argillosi, calcarei,
siliceii, e la produzione di uva non può superare i 90 quintali per ettaro.
La Barbera del Monferrato è prodotta nell'alto e basso Monferrato,
in provincia di Alessandria ed in parte della provincia di Asti. Anche
qui i vigneti sono ubicati in collina, su terreni magri, calcarei, argillosi
e la produzione di uva non può superare i 100 quintali per ettaro.
I Colli tortonesi Barbera viene prodotto con uve che nascono in vigneti dei
territori delle colline della zona di Tortona, su terreni analoghi a quelli
prima ricordati, e con produzioni che non superano i 100 quintali per ettaro.
La Piemonte Barbera, nasce in tutti i territori visti, in vigneti, però,
che possono produrre fin a 110 quintali di uva per ettari.
Il vitigno di base
Il vitigno fondamentale per ottenere le Barbera appena menzionate, è il
Barbera, la cui uva deve essere presente per almeno l'85% nella vendemmia che
porterà ai futuri vini con questo nome. Il rimanente 15% di uve deve comunque
essere prodotto nelle zone tipiche individuate e appartenere ai vitigni lì ammessi
alla coltivazione.
Il Barbera è un vitigno che non ha veri sinonimi; le varie denominazioni
non sono altro che il nome della varietà con qualche aggettivo qualificativo o
accrescitivo. Ad esempio Barbera grossa, Barbera fine, Barbera forte, Barbera nera,
Barbera a raspo verde, Barbera a raspo rosso, ecc., ecc.
I VINI
Caratteristiche sensoriali
Questo vino si ottiene dalla fermentazione di mosto derivato da uve Barbera
con la possibilità di taglio con mosti o vini Freisa, Grignolino e Dolcetto,
nella misura del 15%.
La Barbera d'Asti, minimo tenore alcolico 11.5% vv, ha un invecchiamento
minimo previsto sino al 1° marzo successivo alla vendemmia, mentre se viene
riconosciuta come "Superiore", per cui è prevista la gradazione alcolica di 12
gradi è obbligatorio l'invecchiamento di 1 anno a partire dal 1° gennaio dell'
anno successivo alla vendemmia con minimo di 6 mesi in botte.
Sul mercato troviamo la versione barricata e quella tradizionale.
All'occhio, il colore, tono, spazia dal rosso rubino al rosso granato, ma
non è raro trovare vini di colore rosso violaceo fino al bluastro.
Al naso, nel caso del prodotto tradizionale, sono frequenti le impressioni
florali, non sempre intensissime, ma quando percepibili, ricordano per lo più la
viola.
Abbastanza comuni le note olfattive di tipo speziato, fra esse prevale il
pepe.
Su tutti gli odori, in genere, domina per intensità la percezione dei
caratteri che richiamano la frutta. In primo luogo quello della ciliegia che
potremmo definire il carattere distintivo di questo vino.
Al palato l'edificio gustativo risulta sorretto da 3 cardini dal cui
equilibrio dipende la gradevolezza e la perfezione del vino. Il primo di essi
è costituito dall'acidità che nella Barbera giovanissima può anche essere intensa,
ma che si attenua con l'avvento della primavera dell'anno successivo periodo
in cui di solito si avvia la distruzione dell'acido malico. Il secondo cardine
è rappresentato dalla morbidezza che concettualmente esprime, sul piano sensoriale
, il complemento dell'astringenza. La Barbera d'Asti non è un vino molto
astringente o particolarmente amaro. Ad essa è dunque congeniale una certa
naturale morbidezza che si traduce come un'astringenza appena "intuibile".
In ultimo, il carattere fondamentale e distintivo è la struttura o corpo,
ovverosia, quell'insieme di caratteristiche sensoriali conferite al vino dai
propri costituenti (acidi, polifenoli, alcol, sali, ecc.) che determinano la
consistenza e, appunto, il corpo al vino. Sotto questo profilo la Barbera d'Asti
si può considerare senz'altro un vino di corpo e ben strutturato.
La Barbera del Monferrato , territorio del Piemonte che trasuda Storia
(si pensi all'assedio di Alessandria ad opera di Federico Barbarossa o alla più
recente battaglia di Marengo trampolino militare e politico del Bonaparte), si
può realizzare con l'aggiunta di mosto o vino dei vitigni Freisa, Grignolino e
Dolcetto (tutti vitigni autoctoni) nella misura massima del 15%. La gradazione
alcolica minima è di 11.5 gradi. E' previsto, per la qualifica "Superiore"
(12.5% di alcol) l'invecchiamento di 1 anno di cui la metà in botti di legno.
Una parte notevole di questa produzione viene realizzata nella versione "vivace",
ossia con un leggero sviluppo di gas (anidride carbonica).
All'occhio presenta un colore rosso rubino, più o meno intenso, con
riflessi violacei. Raramente compare il tono granato e quasi mai i riflessi
aranciati.
Al naso è netta la prevalenza degli odori di frutta. In questo vino è
possibile riconoscere con una certa facilità l'odore di lampone, o di frutto di
sottobosco, che può superare per intensità il già caratteristico odore di
ciliegia. Troviamo ancora note di fondo che ricordano la confettura e talune
impressioni che suggeriscono l'idea dell'erba di campo.
Al palato avvertiamo la presenza di una leggera effervescenza che tuttavia
non esalta, se non in maniera gradevole, la percezione dell'acidità, che risulta
moderata e "rinfrescante", e dell' astringenza che rende piacevole e stimolante il
vino. Questa Barbera, pur essendo leggermente meno strutturata delle precedenti,
si propone, comunque, come vino solido e di corpo.
Esistono in Piemonte altre 2 DOC che hanno alla base il vitigno Barbera.
Il Rubino di Cantavenna che prevede la Barbera in misura dal 75 al 90%, mentre
in misura massima del 25% possono essere impiegati Grignolino e Freisa.
Praticamente si produce nel solo Comune di Gabiano e in qualche frazione limitrofa
. DPR 9/1/1970.
Il Gabiano costituito per il 90-95% di Barbera e il resto da Grignolino e
Freisa. Zona di produzione Gabiano e Moncestino. DPR 15/7/1983.
Prosit!
Si ringrazia per la collaborazione l' autore dell' articolo, il Dott. Mario
Ubigli, dell' Istituto Sperimentale per l' Enologia
Si ringrazia per la collaborazione al presente articolo l' Amministrazione Comunale di Canelli
Aspetto: Limpidissimo con buona vivaccizzazione della luce. Colore rosso rubino con accentuate sfumature di porpora; da giovane possiede notevoli riflessi violetti che si trsformano, nel tempo, in aranciati vivi. Dotato di buona capacità a formare archetti abbondanti e lenti a scendere.
Bouquet: Fine, persistente, intenso, complesso, lievemente aromatico, caratteristico. Riesce difficile sviscerare le percezioni entusiasmanti che riempiono, fino ad inebriare le narici. Emerge una piacevole percezione aromatica che è la fusione del profumo della ciliegia giustamente matura e l'albicocca. Si avvertono piacevoli sfumature di nocciola, frutta, sciroppata, pesca, banana, frutta secca, more e lamponi in cocktail. Particolare rilevanza al profumo del geranio fiorito.
Sapore: Morbido e vellutato, di buona intensità e di bella lunghezza di sapore, giustamente caldo, armonioso. La sua relative bassa acidità, la sua alcolicità e la caratteristica di un corpo equilibrato rendono il Ruchè un vino di facile e piacevole morbidezza, che è ulteriormente arricchitmento di un buon contenuto di glicerina. Caratteristica dominante e duratura negli anni di vita del vino è la carezzevole percezione, nel retrogusto, della nuances aromatica composta dal vellutato dell'albicocca ben matura e dalla ciliegia lievemente appassita, della mela cotogna sciroppata con il miele.
Conclusioni: Il Ruchè di Castagnole Monferrato è tra le ultime DOC nate in Piemonte. La qualità di questo nobilissimo vino sono certamente tali da farlo entrare, in tempi brevi, tra la ristretta schiera dei più grandi vini. Piccole sono le qualità di produzione di ogni singola azienda. Matura da metà settembre a seconda dell'andamento climatico e vi è la tendenza ad un ritardo di vendemmia per favorire una maggiore resa in alcol e buon equilibrio acido. I vini così ottenuti sono più portati verso piatti robusti a base di carni, selvaggina e formaggi ben saporiti.
Produzione: 200.000 bottiglie fra tutti i produttori.
Abbinamenti: Il Ruchè di Castagnole Monferrato è ottimo vino da formaggi saporiti di media maturazione (Castelmagno, Raschera, Gorgonzola, Grana da Tavola e i caratteristici piatti di stagione Autunno-Invernali tipici piemontesi quali: fonduta, finanziera, agnolotti)
Da provare: Robiola d'Alba o di Roccaverano ben matura aggraziata con un cucchiaino di mostarda piemontese (uva cotta), un pezzetto di pane casereccio, ed un bicchiere di Ruchè. E' uno dei modi di assaporarlo.
Temperatura di servizio: 16-18°C.
Si ringrazia per la collaborazione l' autore dell' articolo, il Sig Francesco Marengo, Sindaco di Castagnole Monferrato