Bruno

BRUNO

Paese dell’ alto Monferrato situato a 196 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Asti, si sviluppa su di una superficie di 920 ettari ed ha una popolazione di circa 450 abitanti.
L’ abitato si estende su di una altura, sul lato destro del torrente Belbo.
- Storia -
Periodo Celtico
Bruno (un tempo Brigonum, poi Bredunum) fu probabilmente fondato dai Celti nel IV secolo a.C. Infatti, in lingua celtica, il nome significa luogo fortificato, castello-fortezza. Di quel periodo sono rimasti alcuni toponimi nella parlata locale. Un esempio piuttosto comune: il termine “Arian”, che indica il corso di un ruscello o il fondo del pendio scosceso tra due alture o colline.
Periodo Romano
Reperti romani sono stati segnalati a Bruno dal “Gruppo Ricerche Astigiane”. Nel secolo scorso sono stati ritrovati vasi cinerari nei terreni della fattoria del Marchese Faà di Bruno, in Regione Breia, e da questi donati al Museo Civico di Alessandria.
Il paese era attraversato dalla vecchia strada romana del III secolo a.C., Acqui, Castelletto Molina, Bruno, Incisa e Vinchio.
Alto Medio Evo
Nel 936 Bruno apparteneva ad Oberto Conte di Asti, il quale lo diede in dote a sua figlia Berta, che andò in isposa al Conte Girardo, dai quali nacque Otberto; costui e il padre Girardo, successivamente, entrarono (facendosi monaci) a far parte di Fruttuaria, importante Abbazia Benedettina, portando in dote i proprii possedimenti di Bruno e di Mombaruzzo. L’Abbazia di Fruttuaria oltre ad essere un centro religioso era anche un centro di potere che operava su buona parte del territorio piemontese. Il luogo di residenza dell’Abate era San Benigno Canavese, da cui si estendevano dipendenze con la presenza di Monasteri e piccoli Cenobi; ai monaci erano affidate le terre da coltivare, la manutenzione e la costruzione di nuovi insediamenti. Anche in Bruno si sono trovate tracce di un antico monastero benedettino. Ancora oggi, nella toponomastica locale, per indicare il luogo dove sorgeva, si dice “el Munastè”.
967-1305 Dinastia Aleramica
Nell’epoca Carolingia furono create vaste aree territoriali denominate “Marche” e si costruirono opere difensive e presidi militari, onde contrastare le continue scorribande e invasioni da parte degli Ungari da levante e dei Saraceni da ponente e da mezzogiorno. Nacque così la “Marca Aleramica” che comprendeva l’attuale Bassa Vercellese e tutto il territorio delle province di Alessandria, Asti Cuneo, fino a Savona ed Albenga.
Narra la leggenda, tramandata da fra Giacomo di Acqui, che Aleramo, il capostipite della dinastia dei Marchesi del Monferrato, sia nato a Sezzadio, chiamata allora Sezzè. Un nobile tedesco venne in Italia con la consorte in stato interessante, per compiere un pellegrinaggio a Roma. Si fermarono a Sezzè dai feudatari del luogo e lì nacque il figlio. Continuarono il pellegrinaggio per Roma ed il bambino fu lasciato, con la nutrice tedesca, in casa degli amici, in attesa del loro ritorno. Entrambi i genitori durante il viaggio si ammalarono e morirono ed il bimbo fu adottato e allevato dalla comunità.
Nel 1006, il 31 di agosto, l’Imperatore confermò all’Abate di Fruttuaria il possedimento di Bruno, attraverso un atto ufficiale “Diploma”.
Nel 1069 l’imperatore Enrico IV convalida i possedimenti del monastero, tra i quali si leggono anche quelli “di Bredunum, in Comitatu Acquensi”. Nel 1164, Federico I, detto il Barbarossa, annesse il territorio di Bruno per conto del marchese del Monferrato Guglielmo.
Nel 1202 Matilda , figlia del fu Uberti di Carena de Briduno, contrasse matrimonio con Bellingerio de Gisulfis e poi vendettero al Marchese Raimondo di Incisa alcuni terreni (..castro, villa atque districtu Cerreti). Il castello di Bruno passò ai Lanerio e ai Carena (Colle della Madonna del Bricco, Nizza Monferrato) ( Monumenta Germaniae Historica, tomo IV pag 423).
In quel periodo Bruno venne chiamato in diversi modi: Bredio, Bredunum, Brion o Bryun o Briduno.
Nel 1224 Guglielmo VI dette in pegno a Federico II, per la somma di 9000 marchi d’argento, il Marchesato del Monferrato, per finanziare una crociata. Bruno compare con il nome di Bryun.
1306-1533 Dinastia Paleologa
Nel 1328 il Marchese Teodoro Paleologo cede il castello di Bruno a Guglielmo Scarampi, della nobile e ricca famiglia di Asti; in seguito il castello fu assediato e distrutto dai Solaro di Asti. (Lotte tra Guelfi e Ghibellini).
Nel 1388 compare per la prima volta il nome di Bruni (Pagamento al Marchese Teodoro II, il Paleologo, di una taglia di fiorini 68). Nel 1430 Bruno viene sottomesso dal marchese Petrino di Incisa.
Nel 1514 ha fine il Marchesato di Incisa, ad opera di Guglielmo IX del Monferrato.
1536-1708 Gonzaga di Mantova
Nel 1530 moriva per una caduta da cavallo il giovane Marchese del Monferrato Bonifacio, ultimo erede maschio della famiglia Paleologa; la sorella Margherita sposava il Duca di Mantova Federico II Gonzaga e, subito dopo, anno 1533’ moriva l’ultimo Marchese del Monferrato Giangiorgio, ponendo fine al casato dei Paleologi. Il Marchesato del Monferrato fu assegnato dall’imperatore Carlo V a Federico II Gonzaga. Nel 1570 il feudo di Bruno ve
nne parzialmente ceduto (due terzi) dalla famiglia Scarampi, signori di Bruno, al nobile Giovanni Matteo Faà, detto Orazio, che, con l’acquisizione del territorio, aggiunse al cognome Faà il nome di Bruno, dando origine, nel corso dei secoli, ad una dinastia tuttora esistente, raro esempio di casata che abbia mantenuto alcuni possedimenti, tra cui il castello, per circa cinquecento anni. Il paese, pur conservando una sua certa autonomia, ha sempre avuto sindaci, consoli e podestà che hanno convissuto in simbiosi, sullo stesso territorio, con i loro feudatari.
Nel 1580 i Faà acquistarono dai fratelli Lorenzo e Benedetto Scarampi la rimanente parte delle proprietà , completando l’ unificazione dell’intero possedimento.
Nel 1588 viene concessa l’investitura di Bruno da parte del Duca Vincenzo Gonzaga ad Orazio Faà. Nel 1598 fu concesso il titolo di Conte a Ortensio Faà.
Nel 1652, il 31 di marzo, la Contea fu elevata a Marchesato da Carlo II di Nevers, Duca di Mantova. Ferdinando Faà divenne il primo Marchese di Bruno.
I Faà di Bruno hanno dato alla storia alcune figure di prestigio, come religiosi, scienziati, eroi e diplomatici.
Orazio Faà, capostipite della dinastia, che fu valente musicista e compositore; Camilla Faà , (sfortunatissima donna di cui leggeremo a parte) che sposò Ferdinando VI Gonzaga, Duca di Mantova; l’Abate Ortensio, figura ecclesiastica non molto limpida (forse l’unica voce fuori dal coro) che abusò della protezione religiosa per compiere delitti e misfatti; Alessandro Faà, che fu precursore di molte innovazioni e tecniche agrarie; Emilio Faà, comandante della fregata “ Re D’Italia”, che durante la battaglia di Lissa, nella terza guerra d’indipendenza, speronato dal nemico, si inabissò con la sua nave il 20 di luglio1866; il Beato Francesco Faà, ingegnere ed illustre matematico di fama europea, che dopo aver ricoperto il ruolo di Aiutante di Campo di Vittorio Emanuele II e di precettore dei figli del re, prese i voti sacerdotali ed è oggi agli onori degli altari (Beato).
1708-1946 Casa Savoia
Tranne la parentesi napoleonica, 1800-1814, in cui vigeva un diverso ordinamento politico amministrativo, il governo della comunità venne sempre gestito seguendo una struttura di controllo del territorio operante nel regno sabaudo. L’ordinamento comunale prevedeva elezioni dei sindaci che dovevano rispondere a loro volta ai prefetti distribuiti nelle province. Il secolo diciannovesimo fu un periodo importante per l’Italia e per Bruno; il paese fu collegato ai centri urbani con la rete ferroviaria e nuove strade. Le tenute del Marchese erano sempre all’avanguardia per l’efficienza e la sperimentazione di nuove colture, prese quale esempio e citate su riviste specializzate dell’epoca.
1948-2004 La Repubblica
Durante la seconda guerra mondiale Bruno ebbe un ruolo attivo all’interno della Repubblica Partigiana dell’Alto Monferrato. In prossimità del paese, il 20-10-1944, avvenne un importante scontro armato, citato come “Battaglia di Bruno”, tra forze partigiane e truppe nazifasciste. In tale occasione l’abitato rischiò di finire, per rappresaglia, a ferro e fuoco. Dopo la guerra, l’avvento della meccanizzazione in agricoltura, la ripresa economica, la grande richiesta di mano d’opera da parte dell’industria, uniti ad un forte calo demografico, dettero origine allo spopolamento dei nostri paesi e anche Bruno subì tale sorte.
Nell’anno2000, il 20 di agosto, la Pro Loco di Bruno ha pubblicato il libro “BRUNO UN’ISOLA NEL MONFERRATO”, a cura di Vito Petitbon, ove la storia del paese viene trattata nei suoi “primi mille anni” in maniera molto chiara e ampiamente documentata.
Molti dei riferimenti storici qui riportati sono stati tratti dal volume sopra citato, alla cui stesura hanno partecipato molte persone del luogo che hanno avuto il piacere di riscoprire, attraverso le ricerche negli archivi impolverati, le proprie origini e ritrovare le motivazioni per iniziare un rilancio fruttuoso e altrettanto importante della comunità.
Scrivanti Franco

INDIRIZZI UTILI
RISTORANTE DA FEDE CASA CACCIA VIA MARCONI 26 BRUNO 0141 764276

Immagini più rappresentative di Bruno


Il campanile della parrocchiale


Il frontale della Chiesa di San Bartolomeo


Il castello medioevale immerso nel bosco


Fuori paese, la chiesetta della Misericordia del XVI secolo


Un leprotto alla chiesetta fa da modello

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