Tigliole

TIGLIOLE

Paese dell’ alto Monferrato situato a 239 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Asti, si estende su di una superficie di 1610 ettari ed ha una popolazione di circa 1500 abitanti.
L’ abitato si sviluppa su di un lungo crinale ed è compreso tra il torrente Triversa ed il Torrente Borbore.
- Storia di Tigliole, storia di una diversità -
Le più antiche notizie relative all'attuale territorio di Tigliole, .... ci presentano fin dall'inizio una situazione articolata e complessa.
Abbastanza numerosi e dispersi compaiono infatti gli insediamenti abitativi sorti in un'area in origine densamente boscosa che si estendeva a ovest di Asti e in cui sopravvivevano ancora nel secolo Xl vasti spazi occupati da selve. Il nome stesso Tigliole - attestato per la prima volta nel 974 come "Teliole" - rimanda alla presenza di tigli mentre "Cerretum" (o Cerreta) già esistente verso meridione prima del 1159, a quella di cerri (un tipo di quercia). ...
Sempre nel 974 a "Teliole" sorgeva un "castrum" appartenente alla Chiesa di Asti... Il luogo qui definito "Telioie" non corrispondeva tuttavia all'attuale paese di Tigliole, bensì alla località ancor oggi detta "Tigliolette", posta a pochi chilometri più a sud est, su una piccola altura prospicente il torrente Triversa: qui sorgeva il villaggio fortificato altomedievale ("castrum")...; la Chiesa di Asti possedeva ivi anche un'azienda agraria ("curtis").
E l'attuale Tigliole ? Ignoriamo quando sia sorto e a chi appartenesse l'insediamento collinare omonimo, ma già nel 1041 i possessi della Chiesa sono indicati come "curtem Teliolem sancte Marie cum castro et ecclesiis" (cioè "l'azienda di quella Tigliole che appartiene al duomo di Asti dedicato a Santa Maria, con il castello e le chiese dipendenti"), quasi a distinguerla fin d'allora dall'"altra" Tigliole, dunque già esistente.
Un secolo più tardi, quando si affermerà il potere del comune di Asti, la località sul piano sarà indicata come "Teglole inferiores", il che ne sottintende una "superiores".
E dunque probabile che in origine "Teliole" (o "Teglole") comprendesse un unico territorio articolatesi in seguito con l'incremento demografico e con l'affermazione di diverse signorie di tipo politico: Tigliolette e il suo castello dipesero dal vescovo di Asti fin dalla seconda metà del secolo X, Tigliole e il suo castello nel secolo XII appaiono sottoposti al vescovo di Pavia. Nel 1182 infatti Alberto "de Tegloliis" riconosceva che i suoi predecessori avevano ricevuto da questo vescovo l'investitura feudale del castello di Tigliole (superiore): il distacco politico secondo studi recenti, sarebbe avvenuto sul finire del secolo XI per donazione al vescovo di Pavia da parte di Corrado, figlio dell'imperatore Enrico IV.
... Le due Tigliole sopravvissero a lungo separate, nonostante i tentativi di Pavia di espandersi sulla località di pertinenza astigiana: per tutto il Trecento le chiese di Sant'Eugenio di Tigliolette e di Santa Maria di Caspenzio dipendevano dalla pieve di Marcellengo di San Damiano mentre il comune di Asti esercitava direttamente il controllo politico su Tigliolette; anche se già nel 1381 il vescovo di Pavia concedeva ai suoi vassalli l'investitura di Tigliole inferiore e superiore, di Caspenzio, di Cerreta e del vicino luogo (ora scomparso) di Gerbo. Alla lunga l'autorità del vescovo pavese finì per avere la meglio e il territorio venne riunifìcato probabilmente in seguito alla decadenza e all'abbandono di Tigliolette, di cui nel Cinquecento sopravvivevano soltanto i fossati del castello ormai distrutto.
All'estinzione della famiglia signorile locale dei "de Tegloliis", divennero vassalli del vescovo di Pavia alcuni mèmbri dell'importante famiglia cittadina dei Solaro di Asti che tennero Tigliole e il suo castello fino al 1424, quando il feudo passò ad Antonio e a Bernardino di Montafia e ai loro discendenti in seguito a inadempienza degli obblighi feudali da parte dei Solaro.
Per antica consuetudine i vassalli di Tigliole dovevano infatti dare al vescovo di Pavia al momento della sua consacrazione, un destriere ferrato d'argento e una corazza, oltre a mettere a disposizione il castello ogni qual volta ne erano richiesti dal signore.
La dipendenza politica e religiosa dalla diocesi di Pavia - presso i cui archivi occorrerebbe cercare ulteriori informazioni su Tigliole in quei secoli - isolò in un certo senso le vicende della località dal resto dell'Astigiano, specie alla fine del medioevo, quando la Corte papale di Roma avocò direttamente a sé il controllo dei feudi vescovili piemontesi.
Con l'avvento dei Savoia la presenza di "enclavees" papali nel territorio provocò una lunga lite fra la corte di Torino e quella di Roma, in quanto Tigliole, come le altre "terre di Chiesa" all'interno dello stato sabaudo, rappresentava una vera e propria isola giurisdizionale extra- territoriale, immune dal controllo dei Duchi.
Benché il papa Paolo IV avesse concesso a Emanuele Filiberto di Savoia nel 1560 (cioè in seguito alla sua entrata in possesso della contea di Asti) il vicariato apostolico sui castelli di Tigliole, Montafìa, Roatto, Maretto e Cisterna in cambio della consegna annua di un calice d argento in riconoscimento dell'alta sovranità pontifìcia, la questione della sovranità rimase ancora aperta nei due secoli successivi con alterne vicende che andarono dalla collaborazione all' aperto conflitto.
In una prima fase, infatti, i rapporti fra le potenze appaiono abbastanza buoni nel 1577 ad esempio, alla morte senza eredi maschi di Lodovico di Montafìa il feudo di Tiglìole viene devoluto alla Camera Apostolica, ma la vedova non intende cederlo e il Nunzio apostolico richiede I' aiuto militare del Duca per piegare la resistenza opposta dalla guarnigione del castello.
Dopo aver sparato qualche archibugiata dimostrativa, il castellano e la ventina dì armigeri che formavano la guarnigione, al rullo dei tamburi e con la bandiera spiegata escono dal castello consegnando le chiavi al Nunzio che ne prende possesso innalzando sulla porta l'insegna del papa Gregorio XIII.
L'anno successivo, per l'ultima volta, il vescovo di Pavia investe temporaneamente del feudo di Tigliole il fratello Sigismondo de Rossi, ma nel 1581, in seguito a una sentenza pronunciata dall' illustre giurista Guido Panciroli, la Curia romana decide di separare i profìtti economici dei beni feudali - d' ora in poi concessi in affitto a un "conduttore" - dal governo politico- giurisdizionale di Tigliole e di Montafia, affidato ora a un podestà per l'amministrazione della giustizia e ad un castellano per la difesa, entrambi designati dal Nunzio e successivamente (1589) sottoposti all'autorità di un governatore nominato dal Papa.
La giurisdizione sugli uomini di Tigliole venne in questo modo esercitata direttamente dalla Curia di Roma che, benché richiesta dal Duca nel 1590, non solo non rinnovò il vicariato concesso ai Savoia, ma si oppose con fermezza a ogni loro ingerenza in Tigliole.
Nel 1614-1616, in occasione della guerra del Monferrato, la Comunità a più riprese si rivolse al Nunzio per lamentare l'occupazione militare da parte delle truppe sabaude e le minacce di saccheggio nel caso in cui non avesse contribuito al loro mantenimento, e alla fine riuscì a ottenere il rimborso delle spese fatte per l'alloggio delle soldatesche.
II problema però si pose nuovamente al principio del Settecento, durante la guerra di successione, quando i Savoia acquartierarono illegittimamente reparti alleati prussiani che minacciarono di incendiare il paese e taglieggiarono gli abitanti.
Il braccio di ferro fra il Papa e il Re di Sardegna parve acuirsi con l'ascesa al soglio pontifìcio dell intransigente Clemente XII, ma dopo la.sua morte la diplomazia sabauda guidata dall'abile marchese Ferrero d ' Ormea riuscì nel 1741 a trovare una base di accordo col cardinale Lambertini ora divenuto papa Benedetto XIV, che riconfermò il vicariato apostolico a Carlo Emanuele III e ai suoi successori, concedendogli di fatto autorità sui feudi pontifìci. Al principio del 1742 Tigliole giurò così fedeltà al re di Sardegna, e il marchese d' Ormea, che era stato l' artefice del concordato con Roma, ottenne il feudo di Tigliole.
II passaggio sotto la sovranità sabauda non fu del tutto gradito dagli abitanti, secondo quanto mezzo secolo più tardi rilevava I' erudito Giansecondo De Canis, tigliolese d'adozione: l' extraterritorialità rispetto al Regno, in cambio di leggeri tributi verso la lontana sede romana - li esentava infatti dai monopoli - una fiorente attività era infatti data dalla libera produzione del salnitro e della polvere da sparo -, dai carichi fìscali consueti dell'amministrazione sabauda e dall' obbligo di leva militare, favorendo il commercio (e il contrabbando), anche se di contro attirava disertori e malfattori ricercati dalla giustizia che qui trovavano sicuro asilo. Al principio Carlo Emanuele III mantenne i privilegi fiscali di Tigliole, ma sul finire del secolo il paese fu assimilato al resto del Piemonte: allora "gli abitanti suoi trovaronsi a mal partito poiché non essendo assuefatti all'agricoltura, dovettero cadere per la maggior parte nella miseria "!
Ciò nonostante, lo stesso De Canis ammetteva che molti contadini del luogo risultavano essere "agiatissimi".
Divenuto capoluogo di cantone sotto l'amministrazione napoleonica, quando contava circa 2600 abitanti sparsi in 4 o 5 borgate, dopo la Restaurazione ,Tigliole fece parte del mandamento di Baldichieri, senza aumentare significativamente di popolazione per tutto il corso del secolo.
L' estensione territoriale assommava nel 1828 a circa 4000 giornate di cui 250 a prato, 2180 a campo, 660 a vigna, 100 a incolto e 780 a bosco; il vino prodotto era considerato fra i migliori del mandamento e notevole era la produzione dei bachi da seta (46 quintali annui) parzialmente lavorata nelle filature locali.
A Tigliole erano anche attivi 80 tessitori e 53 "salnitrai" (i soli di tutta la provincia) che evidentemente continuavano l'antica professione locale.
La "riconversione" all'agricoltura a cui accennava il De Canis fu dunque lenta e corrispose certo a una decadenza, o almeno a una stasi della località, pur così vivacemente attiva nel secolo precedente.
Prof. Renato Bordone, Università di Torino

INDIRIZZI UTILI
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ALBERGO CA' VITTORIA VIA ROMA 14 TIGLIOLE 0141 667630

Immagini più rappresentative di Tigliole


Uno scorcio del municipio,costruito nel XVIII secolo
in sostituzione del castello fatto esplodere dai Francesi


Il frontale della Chiesa di San Lorenzo e Giovanni Battista XVI secolo


La chiesetta romanica di San Lorenzo, XII- XIII secolo


La via maestra

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