Buttigliera d’ Asti

BUTTIGLIERA D’ ASTI

Paese del Basso Monferrato, posto a 299 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Asti, si sviluppa su una superficie di 1882 ettari e ha una popolazione di 2137 abitanti (luglio 2004). Situato a cavallo dell'altopiano di Poirino-Villanova e il sistema collinare astigiano occidentale.
- Storia -
Le origini di Buttigliera sono tipicamente medievali. Il paese infatti sorse come villanova negli anni tra il 1263 e il 1269, non spontaneamente ma per volontà del comune di Asti, il quale, dopo aver tolto il castello di Mercuriolo (1) al conte Emanuele di Biandrate, costrinse i suoi uomini a insediarsi nella regione detta Butiglaria (2), a meno di un chilometro a nord del castello. Divenuti di diritto cittadini di Asti, gli abitanti del nuovo villaggio dovettero fortificarlo con mura e fossati per proteggere il confine astigiano nordoccidentale dai Chieresi, dai conti di Savoia, dai marchesi di Monferrato, tradizionali nemici degli Astesi. Sennonché la fedeltà dei buttiglieresi non era a tutta prova: nell'agosto del 1289, come racconta il cronista Guglielmo Ventura, il conte Emanuele "entrò di notte in Buttigliera con il consiglio e l'aiuto di Guglielmo, marchese di Monferrato, e con il consenso di alcuni della predetta località soprannominati Pasta". La presa del villaggio e del vicino castello di Mercuriolo fu l'inizio di una guerra "grandissima ed esiziale" che coinvolse gran parte del Piemonte centrale. Asti, tuttavia, ne uscí vittoriosa. L'anno seguente l'esercito astese, dopo aver conquistato alcuni castelli monferrini, si accampò nella piana di Buttigliera. I Pasta e gli altri notabili del paese, di fronte alla minaccia di assedio, preferirono trattare la resa, ottenendo in cambio il perdono per il tradimento dell'anno passato e per tutti i danni recati al comune di Asti. Inoltre ottennero che il termine fissato per il pagamento dei debiti - i debiti che gli uomini e il comune di Buttigliera avevano contratto con i banchieri astigiani prima della guerra - fosse prorogato (3). Da allora il comune buttiglierese rimase fedele ai governanti astigiani, che gli conservarono sempre un'ampia autonomia amministrativa e giudiziaria, testimoniata dagli statuti locali (Capitula loci Butiglerie), rifatti nel 1471.
Nel secolo XVI la vita del paese fu sconvolta da pestilenze - un'iscrizione nel cimitero ricorda che nel 1522 "maxima pestis vigebat Butiglerie" - e soprattutto dalle guerre tra francesi e spagnoli che insanguinarono il Piemonte fino al 1559, quando le terre del capitaneato d'Asti passarono definitivamente sotto il dominio di Emanuele Filiberto di Savoia. Da questo duca il comune ottenne negli anni 1560, 1566 e 1582 la conservazione di tutti gli antichi privilegi e la conferma degli statuti clausola per clausola. Tale autonomia durò fino al 1619, allorché Carlo Emanuele I concesse Buttigliera e Castelnuovo in feudo al conte Ernesto di Mansfeld, generale boemo al servizio del duca. Il comune protestò vivacemente ma inutilmente: Mansfeld rimase feudatario, il primo di una lunga serie. Dopo di lui il feudo passò a Matilde di Savoia, sorella del duca; poi nel 1635 a Bernardino Gentile, generale delle finanze, e al banchiere torinese Carlo Baronis (4). In seguito, nel 1725, pervenne all'avvocato buttiglierese Giuseppe Biglione (morto senza figli nel 1729) e al nipote Pietro Antonio Freilino, conte di Pino. I Freilino si estinsero nel 1820 con la morte di Lorenzo, insigne naturalista.
Le infeudazioni non furono, però, le peggiori sventure: dal Cinquecento ai primi decenni del Settecento il paese soffrí per epidemie e pestilenze, per carestie e grandinate, e in modo particolare per i frequenti passaggi di soldatesche, di regola accompagnati da saccheggi, violenze, distruzioni, incendi di case e cascine. Non di rado insorgevano, aspre controversie con i paesi limitrofi (Castelnuovo e Villanova d'Asti) e dispendiose liti tra comune e cittadini o feudatari o enti religiosi, come l'Ordine di Malta, titolare della ricca commenda di San Martino, e i Carmelitani d'Asti, proprietari della pingue masseria del Colombaro. Non mancavano le discordie tra gli stessi abitanti con aggressioni e spargimento di sangue.
La situazione migliorò dopo la pace di Aquisgrana (1748). Cessate le guerre, diminuite le calamità naturali e la litigiosità paesana, Buttigliera visse un periodo di relativa tranquillità e di progresso economico. Si svilupparono le attività agricole e commerciali e ciò favorí il rinnovamento edilizio e la crescita della popolazione. Nel 1749 il re accordò al comune "la facoltà di tenere in detto luogo un mercato nel mercoledí di caduna settimana ed una fiera alli trenta di Aprile di ciascun anno, oltre altra ch'è in possesso immemorabile di fare alli venti di Agosto, pure di ogni anno".
I proprietari sapevano trarre notevoli profitti dalla cerealicoltura e dalla viticoltura. Nel 1753 l'intendente di Asti nota che gli agricoltori buttiglieresi, benché "negligenti" nella coltura dei loro beni, ricavano da essi "granaglie sovrabbondanti al loro mantenimento, di cui se ne suole far commercio e nell'istesso luogo e nella città di Torino"(5). Piú tardi il letterato piemontese Carlo Denina, nel suo Tableau historique, statistique et moral de la Haute-Italie et des Alpes qui l'entourent, pubblicato a Parigi nel 1805, menziona, tra i borghi "respectables" della provincia di Asti, anche Buttigliera "célèbre par la bonté de ses vins". Nel medesimo periodo vi fioriva, a detta dell'erudito astigiano Gian Secondo De Canis, "l'industria dei vasi terracei", la piú rinomata della provincia. Da allora i buttiglieresi ricevettero l'epiteto scherzoso di scueilín, derivato da scuèla, la scodella di terracotta, tipica produzione locale. Il medesimo De Canis nel 1814 visitò il paese, descrivendolo con termini lusinghieri. Ammirò, infatti, la sua campagna "fertilissima di grani, canape e lini"; i pendii collinari ricoperti di "belle vigne"; il famoso orto botanico del conte Lorenzo Freilino, "il migliore che vi sia in Piemonte, provvisto di oltre seimila piante tutte rare"; le strade regolari dell'abitato "quanto mai bene fiancheggiate da belle fabbriche e ben commode". Notò anche che i suoi abitanti "generalmente parlando sono commodi assai" (6). In effetti, nella seconda metà del Settecento si restaurarono o si costruirono ex novo strade, case, cascine, palazzi nobiliari (in primo luogo quello dei conti Baronis, poi venduto ai conti Freilino, opera dell'ingegner Galletti), chiese e cappelle, arricchite di quadri, statue, crocifissi, suppellettili di pregevole fattura. Tra le chiese ricostruite spicca quella dedicata a San Michele Arcangelo, sede della confraternita dei Battuti, edificata negli anni 1758-1762 su disegno di Bernardo Antonio Vittone. Il suo miglior allievo, Mario Ludovico Quarini (7), fornirà il disegno del nuovo campanile della parrocchiale, terminato nel 1789 grazie al lavoro gratuito dei buttiglieresi. L'opera per le sue belle forme e la sua notevole altezza (metri 52,06) divenne ben presto il simbolo del paese.
In quegli anni la popolazione era in costante crescita. Gli abitanti erano 1325 nel 1614, e nel 1789 salirono a 1662. Nel 1804 si registrarono 2065 individui. L'incremento demografico fu dovuto anche all'immigrazione di famiglie sia dai paesi vicini sia da località lontane (valli alpine, Savoia e persino dallo Stato di Milano, nel caso della famiglia Baruffaldi). I nuovi arrivati in genere trovavano subito una decorosa occupazione, radicandosi stabilmente nel paese o nel suo territorio. Ne diamo un sommario elenco, limitato ai cognomi ancora esistenti: Baruffaldi, Bechis, Bosco, Cinzano, Cuneo, Finello, Gilardi, Lusso, Maccagno, Maffei, Marzano, Meriano, Pelissero, Quaranta, Re, Rubatto, Tamagnone, Veglio, Villa.
Nel corso dell'Ottocento, dopo la travagliata parentesi napoleonica, con le sue guerre e i suoi lutti, e dopo due decenni di stasi economica, Buttigliera conobbe un nuovo periodo di sviluppo che si protrasse per un quarantennio, dal 1840 circa al 1881. Il merito di questa fase di progresso va attribuito, almeno in parte, alle amministrazioni comunali dell'epoca, dirette dai sindaci Camillo Pangella, medico, Antonio e Guglielmo Re, fratelli, i quali, a giudizio dei contemporanei, si distinsero per operosità e avvedutezza amministrativa.
La loro opera era assecondata dal numeroso clero locale, guidato dallo zelante prevosto Giuseppe Vaccarino, e sostenuta anche finanziariamente da munifici filantropi, come i banchieri Luigi Nigra e Vincenzo Anglesio, a cui si aggiunsero le damigelle Giuseppina Melyna dei conti di Capriglio, fondatrice di scuole femminili gratuite, e Marianna Rossi, fondatrice dell'"Ospedale pei poveri infermi locali" (oggi Casa di riposo Rossi) (8).
Le successive amministrazioni degli anni 1882-91 non furono cosí attive e oculate; anzi, non furono esenti da critiche, sospetti, manchevolezze, a tal punto che nel 1891 il sottoprefetto di Asti le sottopose a inchiesta, inviando anche un commissario prefettizio. Contemporaneamente anche nel paese si fecero sentire gli effetti della grave crisi economico-sociale che colpí l'Italia alla fine del secolo, cosicché molti contadini impoveriti o senza terra emigrarono in cerca di migliori condizioni di vita: dapprima a Torino, a Nizza o in altre città francesi, poi in Argentina e negli Stati Uniti. Tra il 1900 e il 1922 non meno di 32 buttiglieresi, giovani tra i 15 e i 36 anni, sbarcarono a Ellis Island, per poi stabilirsi a New York, in California, nel Texas, nel Massachusetts e nell'Arkansas. Si presentarono per lo piú come manovali, operai, contadini e braccianti agricoli, e appartenevano alle famiglie Aiassa, Bertola, Bosco, Corio, Cottino, Gemello, Gramaglia, Grasso, Massaglia, Masera, Melano, Nevissano, Rosso, Vergnano.

1. Il villaggio incastellato di Mercuriolum, scomparso nel sec. XV, sorgeva presso la chiesa di San Martino, ora cimiteriale, là dove si estende la regione prediale di Marcarolo.
2. Il toponimo deriva dal latino altomedievale terra butticularia e indicava, in origine, una terra coltivata e contrassegnata da butticulae, termini a forma di piccole botti.
3. Su questi avvenimenti vedi B.E. Gramaglia, Signori e comunità tra Asti, Chieri e Monferrato in età comunale, in "Bollettino storico-bibliografico subalpino", LXXIX (1981), pp. 448-480.
4. Sui Baronis e su Bernardino Gentile cfr. N. Calapà, I Baronis: da mercanti e banchieri a conti di Buttigliera d'Asti. Ascesa economica e sociale di una famiglia nella Torino del Seicento, in Per una storia della Compagnia di San Paolo (1563-1853), a cura di W.E. Crivellin e B. Signorelli, Torino 2004, pp. 123-173.
5. G. Balduino di Santa Margarita, Relazione generale del stato della provincia d'Asti (1753), ms. presso la Biblioteca Consorziale Astense, f. 56r.
6. R. Bordone, Proposta per una lettura della Corografia Astigiana dell'avvocato G.S. De Canis, Asti 1977, p. 79.
7. Era figlio del chierese Bernardino e della buttiglierese Laura Elisabetta Rechiuso (Liber coniugatorum parrochialis ecclesiae S. Blasii Buttilieriae Astensis, 1659-1759, atto del 10 maggio 1728).
8. B.E. Gramaglia, Buttigliera d'Asti. Capitoli di storia antica, Buttigliera d'Asti 2002.

Bernardino E. Gramaglia

Immagini più rappresentative di Buttigliera d' Asti


Il campanile


Il frontale della Chiesa parrocchiale


Il palazzo Freilino


La chiesa romanica di S. Martino XI secolo, nel cimitero

<=