Montafia

MONTAFIA

Paese del basso Monferrato situato a 267 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Asti, si sviluppa su di una superficie di 1460 ettari ed ha una popolazione di circa 850 abitanti.
L’ abitato si allinea su di un ampio crinale , alla sinistra del torrente Triversa
- Storia -
Una antica tradizione vuole che Montafia sia stata fondata da un certo Alfia dei Variselli e che da lui derivi il nome di Mons Alfiae.
Il centro del paese è ancora dominato dagli imponenti bastioni su cui sorgeva il castello medioevale, che costituiva una delle più importanti roccaforti delle colline dell’astigiano. Lungo i secoli è stato più volte distrutto e ricostruito. Addirittura nel 1154 “diroccato dall’imperatore Federico I Barbarossa” . La prima sicura e più antica notizia dell’esistenza di questo castello risale al 1108 in un documento del Codice Astese, col quale il 6 settembre di detto anno Roggero di Montafia, fu Ottone, faceva donazione al Comune di Asti della terza parte del castello.
Il feudo di Montafia nel 1191 fu donato alla città di Asti; quindi successivamente passò sotto l’alto dominio della Chiesa cioè al Vescovado di Torino. Nel 1388 i Signori di Montafia fecero alleanza con Lodovico d’Orleans e Valentina Visconti, signori di Asti. La famiglia dei Variselli, ossia dei Montafia possedette costantemente questo feudo fino al 1577, prendendo le investiture o direttamente dal Papa o dai Vescovi di Torino e, negli ultimi anni dai duchi di Savoia, che avevano ottenuto il Vicariato Pontificio. In quegli anni molti ladri ed assassini dagli Stati di Savoia si rifugiavano nella terra di Montafia con gran danno agli abitanti; allora Papa Clemente VII fece erigere un patibolo su un colle, rimasto fino al 1798 e a tutt’oggi è ricordato come il Bricco della forca.
Ludovico di Montafia (in paese gli è dedicata una via) è sicuramente il più illustre della stirpe, vissuto quasi sempre alla corte di Francia durante il regno di Carlo IX ed Enrico III ed in Francia nel 1574 si era sposato con la nobile Giovanna di Coesne. Il 6 ottobre 1577 durante un banchetto venne assalito e trucidato a tradimento dal Capitano di San Martino. Le sue gesta furono descritte in stile epico dal fedele servitore Vayra.
Alla sua morte, mancando la discendenza maschile, il feudo di Montafia fu conteso da Emanuele Filiberto ed il Papa Gregorio XIII. Si opposero tenacemente le figlie Anna e Enrichetta, che si ritenevano in diritto di succedere al padre nelle ragioni feudali. In seguito Anna sposò Carlo di Borbone, principe di Soissons, padre di quella principessa Maria che fu poi la moglie del principe Tommaso Francesco di Savoia, quartogenito di Carlo Emanuele I stipite del ramo dei principi Savoia Carignano.
Il Papa Gregorio XIII nel 1591 erigeva il feudo di Montafia in Marchesato e il 27 aprile 1672 Clemente VII lo erigeva addirittura in Principato a favore del figlio di Carlo Emanuele di Simiana, marchese di Pianezza. Con decreto pontificio si accordava ai feudatari di Montafia il privilegio di coniare monete d’oro, d’argento o di altro metallo, però non risulta che quei Signori abbiano battuto monete.
L’eredità passò alla principessa Irene Delfina (primogenita di Carlo Emanuele di Simiana), che sposò il principe Michele Imperiali di Francavilla. A lei è dovuta la ricostruzione settecentesca del castello e della chiesa parrocchiale.
Il castello lungo i secoli fu teatro di scontri di truppe di varia provenienza. Il maggior danno fu arrecato tra il 1550 e il 1559 durante la guerra di successione di Spagna. Tedeschi e Piemontesi, Spagnoli e Francesi si azzuffarono più volte: molte case dell’abitato furono saccheggiate e incendiate e parecchi abitanti uccisi. Alla fine i Francesi ebbero il sopravvento; minarono il castello e lo distrussero dalle fondamenta insieme alle torri e alle mura che lo cingevano. Unitamente al castello furono distrutte molte case vicine e l’antichissima chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni ed alla Vergine, presso la gran porta del Castello, citata in un istrumento del 1345. Nel 1703 il paese dovette dare alloggio a numerose truppe francesi che vi presero quartiere per l’inverno ed il 26 aprile 1704 il castello fu fatto nuovamente brillare. “Le esplosioni erano state viste dai paesi vicini, una parte dell’edificio dalle fondamenta al tetto era stata sradicata”. (Bruno Signorelli).
La ricostruzione del castello avvenne poi grazie alla principessa Irene Delfina Francavilla. Nel 1720 era in condizione di essere abitato. Era un edificio molto grandioso; a tre piani; vi si accedeva per una larga e stupenda rampa; tutt’attorno erano superbi giardini.
Il feudo di Montafia rimase alla famiglia Imperiali di Francavilla fino al 1782; poi passò al Re di Sardegna Vittorio Amedeo III. Il Decanis, a fine ‘800, lamentava che questo grandioso edificio fosse lasciato andare in rovina per mancanza di riparazioni. Già cinquant’anni prima era stato spogliato dei mobili venduti a vilissimo prezzo ad ebrei di Chieri, che su quel contratto guadagnarono parecchio.
L’ultimo marchese di Montafia Costa dei Conti di Arignano e poi la figlia contessa di Cossombrato non si curarono mai di questo castello. Completamente trascurato andò in rovina e di quella magnifica costruzione non esiste più nulla, se non le muraglie periferiche costituite tutt’ora dall’enorme elevato bastione che circonda l’elegante villa sorta a inizio ‘900.
Don Domenico Valsania
Bibliografia:
Pieve di San Giorgio - Bagnasco - Asti - Guida per il visitatore, pubblicata recentemente a cura della Parrocchia.

INDIRIZZI UTILI
RISTORANTE DELL'AQUILA PIAZZA RICCIO 12 MONTAFIA 0141 997350
RISTORANTE CANNAVIELLO LOPARDO P. VIA RECINTO BAGNASCO 1 MONTAFIA 0141 977293
TRATTORIA G&P VIA VILLANOVA 19 MONTAFIA 0141 997489

Immagini più rappresentative di Montafia


Il panorama, visto dalla vallata sottostante


CHIESA ROMANICA DI SAN MARTINO - MONTAFIA – sec. XI
Sorge all’interno del cimitero di Montafia, sulla sommità del colle della Varisella, fu la prima parrocchiale del paese, finché gli abitanti di Varisella e Cacciarie si raccolsero attorno al colle dell’attuale Montafia


PIEVE ROMANICA DI SAN GIORGIO - BAGNASCO – XI sec.
Sorge nel cimitero di Bagnasco, frazione di Montafia, compare come pieve dipendente dalla Chiesa di Asti in tre bolle papali: la prima, del 1153. di Eugenio III; la seconda, del 1154, di Anastasio IV; la terza, del 1156, di Adriano IV


La fontana detta "dello zolfo" in quanto sgorga acqua ricca di acido solfidrico.

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