Pieia

PIEA

Paese del basso Monferrato situato a 275 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Asti, si sviluppa su di una superficie di 890 ettari ed ha una popolazione di circa 500 abitanti.
L’ abitato si concentra su di una altura alla sinistra del rio Monale, affluente del Triversa
- Storia -
Il nome di Piea si suppone derivi dal sostantivo latino "plagia" superficie o terreno declive, oppure dai Signori de Pleya/Playa, primi feudatari del paese. Non è escluso però che sia stato il paese a dare il nome ai Signori.
Alcune tracce del borgo si possono individuare già in uno schizzo indicativo delle strade ai tempi dei romani fra Tanaro e Po, e fra Hasta (Asti) e Chivasso. Il primo documento che fa riferimento al territorio di Piea è del 832 e si tratta della vendita di una vigna posta "in fine Pladiva". Il paese nel 1154, così risulta da una bolla papale, è sotto la giurisdizione del Vescovo di Asti. Verso il finire del XII secolo divenne feudo sotto i Riva-Biandrate, mentre una parte passa al Comune di Montechiaro.
Dal trecento il territorio di Piea divenne per un lungo periodo dominio di un ramo della Famiglia Roero, legata ai Riva e al Vescovo di Asti. Dopo un breve dominio dei Savoia sul finire del 1500 passò di nuovo sotto la dinastia di Carlo Roero fino alla fine del 1700. Nel 1793 Orsola, l'ultima discendente dei Roero, andò sposa al marchese Giuseppe Faussone di Clavesana, ma la giovane morì di parto con la bimba. Finita la dinastia del quel ramo dei Roero, e con l'avvento dei vari statuti comunali, i proprietari del castello mantennero solamente la rendita delle loro cascine e perdettero i diritti sul paese di Piea.
Dopo un periodo di guerre e carestie, nella seconda metà dell'ottocento si sviluppò l'agricoltura, grazie anche a numerose famiglie insediatesi nel territorio.
Il paese avrebbe dovuto essere anche sede di una stazione ferroviaria, se la ferrovia Asti-Montechiaro-Chivasso avesse seguito il primo tracciato, e se la seconda Torino-Chieri-Piovà-Monferrato non fosse rimasta solamente un progetto su carta.
Il Castello venne edificato prima del 1153, come attestano le strutture delle volte delle cantine e del pianterreno e le fondamenta. All'inizio era fortezza circondata da mura, ma per la sua posizione panoramica, verso il 1700 venne trasformato in palazzo gentilizio e abbattuti i bastioni. Le decorazioni del salone centrale, di una galleria e di alcune stanze sono opera dei fratelli Galliari, datate 1762. In quegli anni venne impiantato il famoso "giardino all'italiana", rimasto per lungo periodo oggetto di orgoglio.
Nel 1850 subì parecchie trasformazioni. I locali del pianterreno da cantine divennero stanze abitabili. Fu eretto sulla facciata est un imponente scalone di forma ellittica. Una cappella neo-gotica fu annessa al castello nella prima metà dell'ottocento.
Di notevole importanza storica è sicuramente la lapide romana di forma rettangolare (cm. 115 x 48), dove si legge: "L. COMINIVS - L. L. CERVICLA - L. COMINIVS L. L. - FVSCVS L.D." murata da secoli sulla facciata, lato destro.
Dal 1800 vi furono diversi avvicendamenti nella proprietà: dai Roero ai Clavesana, ai Bombrini e per ultimi ai Della Croce di Dojola, che lo vendettero nel 1999 a privati.
La chiesa parrocchiale venne eretta sul finire del secolo XVI, quando esisteva ancora al bivio di Vallunga quella vecchia, anche se decadente, e la chiesa di S.Maria vicino al castello era parrocchia. Solo nel 1692 divenne "parrocchiale" con il nome di "Santi Filippo e Giacomo Apostoli" e come chiesa aggiunse anche il titolo "Maria Madre di Dio", ricordando così le due chiese parrocchiali precedenti.
Costruita in stile rinascimentale, nacque senza cappelle laterali. Solo nel 1627 compare quella di S. Giovanni Battista (prima a sinistra) e successivamente le altre. Nel 1901 venne aggiunta la Cappella-Battistero. Il soffitto, inizialmente piano e basso, fu in seguito innalzato e costruito a botte. Verso il 1790 si aggiunse il coro, il presbiterio e la sacrestia.
L'affresco, che occupa tutto il coro e raffigura la Madonna con i due Apostoli Patroni, è datato 1894 e reca la firma di Giulio Musso di Asti. Nella navata centrale sono rappresentati i quattro evangelisti e sopra le finestre otto santi. Sono datati 1894 e firmati da Giulio Musso e Giovanni Lamberti: il primo eseguì le pitture, mentre il secondo le decorazioni.
Le Chiese campestri rappresentano un segno di fede nel piccolo comune. Alcune non sono più rintracciabili, in quanto cadute in rovina, mentre altre restaurate continuano ad essere punto di riferimento religioso.
La Cappella di San Sebastiano nel centro del paese è stata costruita verso il 1600, infatti viene già menzionata nella visita pastorale del 1649. Nel 1863 venne ristrutturata, rifatto il tetto e completata con l'erezione del campanile.
La Cappella della Beata Vergine della Neve, adiacente all'attuale cimitero, fu costruita anche questa verso il 1600, in forza di un voto fatto dalla comunità per la liberazione dal flagello della peste.
La Chiesa di San Grato venne eretta ad opera dei borghigiani nella frazione omonima sul finire del 1600. Essendo molto piccola, nel 1992 venne ampliata con un porticato davanti, per ospitare i fedeli.
La Chiesa di Vallunga, dedicata alla Madonna del Carmine, venne costruita nella borgata omonima nel 1892 grazie ad una colletta fra tutti gli abitanti e benedetta il giorno 8 ottobre 1893 dal Vescovo Roero.
I Piloni, oltre quindici, disseminati in mezzo al verde della natura e dei boschi, lungo strade e sentieri, richiamano il passante alla presenza amorosa del Buon Dio.
Marco Carlo Farina - Antonio Brossa

Bibliografia
Marco Carlo FARINA PIEA D'ASTI vita e storia nel secondo millennio 1993.
Marco Carlo FARINA EDICOLE SACRE nel territorio di Piea (prossima edizione).

Immagini più rappresentative di Piea


Il panorama, con il castello sullo sfondo


Il frontale della Chiesa parrocchiale, sullo sfondo il castello


Il castello, secolo XVII

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