Roatto

Storia di Roatto (At)

La storia di questo paese è ricavata dalla "Corografia Astigiana" opera che l’ avv. Gian Secondo De Canis scrisse tra il 1814 ed il 1816. Il manoscritto è conservato presso la Biblioteca Consortile Astense.
La più antica notizia di questa terra si trova nell’atto di fedeltà fatto nel 1195 dai marchesi d’Incisa al comune d’Asti. Questo documento fu sottoscritto da un certo Giacomo che si qualifica Signore de Rohat, allora Console d’Asti.
Dalla famiglia dei Roat questo territorio passò ai Montafia; con il decesso del conte Lodovico di Montafia anche questa casata si estinse. Il Feudo fu incamerato dal Duca di Savoia che lo donò a Donna Metilde di Savoia; passò quindi a suo figlio Carlo Giacinto Siriana marchese di Pianezza.
Estintasi la famiglia Siriana, Roatto nel 1720 passò al demanio ed il nuovo feudatario fu il barone Gamba.
Lo scrittore fa poi una accurata descrizione del territorio del paese come si presenta all’ inizio del secolo XIX.
“Questa terra è posta sur un colle tra Villafranca, S. Paolo, Solbrito e Mareto ed il Castellero; ha ancora il suo castello, non molto antico, e rimodernato; poche sono le case, disposte senz’ordine ai piè del castello; la chiesa picciola ed ha niente d’osservabile. Il suo territorio è fertile in vini massimamente; il terreno è rossiccio, misto anche con qualche quantità di ghiaja, in esso scavansi altresì dei pietrificati, le picciole vallette che stanno attorno alla collina sono ancora in qualche sito umido e lasciano ancor travedere l’antico stato dè mareti, da cui sia questa terra, che le altre due terre di Mareto e Montafia, Mareti o Maleti s’appellavano.”
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