Fenoglio
Beppe Fenoglio
Scrittore e partigiano
-
Beppe Fenoglio nasce ad Alba il primo marzo 1922, ed è il primo dei tre figli di Amilcare e Margherita Faccenda.
Il padre proveniva da Monforte, uno dei paesini arroccati su quelle Langhe da cui i contadini cercavano di sfuggire ad una vita segnata da stenti e fatiche “così senza mestiere e senza religione, così imprudenti, così innamorati di sé” .
La madre di Fenoglio, al contrario, era una donna di educazione cattolica, energica e concreta, che teneva saldamente il governo della famiglia.
Il Fenoglio bambino subisce il fascino degli ambienti naturali delle Langhe in cui trascorre spesso le vacanze estive dai parenti paterni, in stretto contatto con quella vita “della malora”, dura ma semplice dei contadini che saprà cogliere magistralmente nei suoi romanzi.
La modestia del lavoro del padre, prima garzone e poi titolare di una macelleria nel centro storico di Alba non impedì ai fratelli Fenoglio di frequentare il Ginnasio Govone, ai tempi prerogativa della borghesia albese.
Proprio al Ginnasio Fenoglio scopre la passione per la lingua e la letteratura inglese, di cui diventerà traduttore e critico.
Al Liceo avrà due illustri insegnanti, che diventeranno per lui un grande punto di riferimento di cultura e di scelte di vita: Pietro Chiodi, professore di filosofia, e Leonardo Cocito, professore di italiano: ambedue si impegneranno in prima persona nella lotta al fascismo orientando il giovane Fenoglio verso alti ideali morali e verso un’insofferenza per la retorica di regime, che lo porteranno alla decisione di aderire volontario alle brigate partigiane.
Terminato il Liceo, Fenoglio si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Università di Torino in concomitanza con l’entrata in guerra dell’Italia, e ben presto si trovò a dover interrompere gli studi per la chiamata alle armi.
Ritratto di Beppe Fenoglio
Chiamato alle armi Fenoglio frequenta il corso di addestramento per allievi ufficiali, prima a Ceva e poi presso Roma, ma con l’armistizio Badoglio dell’8 Settembre assiste allo smembramento dell’esercito regio e favorito dal clima di dissesto politico e militare decide di risalire verso casa in abiti borghesi.
Alba è assediata dai tedeschi e Fenoglio, sfiduciato dall’esercito filomonarchico aderisce all’esperienza partigiana.
Inizia così l’epopea che inciderà segni profondi nella coscienza dello scrittore, un’esperienza esistenziale e di maturazione interiore in cui gli alti ideali storici e politici si scontreranno con la cruda realtà partigiana, disorganizzata e inadeguata nel far fronte alla guerriglia.
Fenoglio condivide lo spirito più etico che politico che anima gli “azzurri” insediati a Mango e con loro combatterà tutta la guerra partigiana, stringendo una forte amicizia con l’ufficiale Piero Ghiacci, modello di coraggio e lealtà trasfigurato nel personaggio di Pierre de “Il Partigiano Johnny”.
Negli ultimi mesi della Resistenza Fenoglio svolge il compito di ufficiale di collegamento ed interprete con la missione inglese stanziata nel Monferrato.
Il ritorno alla vita normale è vissuto da Fenoglio con disagio ed estraniamento: una quotidianità piatta che perde di senso se confrontata con l’esperienza partigiana: “Io non mi trovo in questa vita perché ho fatto la guerra” dice Ettore, il protagonista della Paga del Sabato.
Abbandona l’Università con aspre critiche da parte della madre che biasima la sua rinuncia agli studi, ma riprende con maggiore foga l’abitudine di scrivere, di appartarsi con l’inseparabile sigaretta a coltivare la sua vocazione segreta: ”La mia laurea – si dice rispondesse- me la porteranno a casa, sarà il mio primo libro pubblicato”.
Scrive appunti, pagine su pagine, disinteressato dal mondo circostante ma proiettato in una dimensione interiore da cui attinge per mettere su carta i ricordi della guerra, i volti che lo hanno accompagnato nella guerriglia in collina e ciò che resta del mondo rurale delle sue estati sulle langhe.
Accetta un modesto impiego di corrispondente per l’estero in un’azienda vinicola in Alba, che gli permette di avere molto tempo libero per scrivere e per i suoi abituali ritrovi in compagnia degli amici: frequenti le scampagnate sulle langhe, specie nell’osteria di Placido a S.Benedetto Belbo.
Organizzano un programma di attività culturali al Circolo sociale dove vengono lette poesie di Eliot, Hopkins e Donne tradotte da Fenoglio stesso.
Pubblica alcuni racconti su riviste e inizia una collaborazione con l’editore Einaudi , dove conosce Calvino, Vittorini e Natalia Ginzburg, suoi primi lettori editoriali che lo incoraggiano a pubblicare.
Sposa con rito civile Luciana Bombardi, da cui sei anni più tardi nasce Margherita, la sua unica figlia a cui dedica La favola del nonno e Il bambino che rubò uno scudo.
Inizia ad avere i primi sintomi di disturbi respiratori e si reca ancora in langa, a Bossolasco, a curare la malattia: qui scrive, legge, conversa con i vari amici e intellettuali che da Alba e Torino salgono a trovarlo, ma nella notte tra il 17 e il 18 febbraio 1963 muore prematuramente di cancro ai bronchi.
La fortuna editoriale dello scrittore sarà tutta postuma.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:
(Einaudi editore)
La Malora
Il partigiano Johnny
Appunti partigiani ’44-‘45
Lettere 1940 -1962
Una questione privata
I ventitré giorni della città di Alba
Un giorno di fuoco e Racconti del parentado
La paga del sabato
Primavera di bellezza
Una crociera agli antipodi e altri racconti fantastici
L’imboscata
Un Fenoglio alla prima guerra mondiale
Romanzi e racconti
Le Opere postume nell’edizione Piatti.
Sul legame tra le opere dell’autore e il territorio di Langhe Monferrato e Roero:
www.parcoletterario.it .
Olga Scarsi