Padre Paolo ABBONA (Monchiero, 27 aprile 1806 – Boves 13 febbraio 1874)
Padre Paolo Abbona e i Principi birmani, fotografia del 1873.
Cortesia dell’Archivio della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine (Viù-Torino).
Missionario, diplomatico, esploratore in terra birmana.
Nato nel 1806 a Monchiero, in provincia di Cuneo, il giovane Paolo scelse, unitamente ad altri due fratelli, la via del sacerdozio. Entrò poi nella Compagnia degli Oblati di Maria Vergine - OMV- a Pinerolo (Torino) e nel 1839 partì per la missione di Ava e Pegù (Birmania) dove come missionario operò, ininterrottamente, dal 1840 fino al 1873. Visitò gran parte della regione e soggiornò a Moulmein, Amarapura e Mandalay.
Fin dal suo arrivo, padre Paolo Abbona riuscì a guadagnarsi la fiducia e la stima presso la Corte birmana e a diventare un apprezzato consigliere del sovrano. In delicate missioni diplomatiche mediò tra inglesi e birmani, durante i ripetuti e drammatici conflitti nell’area; per i successi conseguiti meritò nel 1856 l’ospitalità a Calcutta di Lord Canning, il viceré delle Indie inglesi e la riconoscenza del primo ministro Lord Palmerston che invitò il Governo piemontese a conferire un’onorificenza al missionario. Così al Cavaliere prima ed Ufficiale poi dell’Ordine di SS. Maurizio e Lazzaro, il re Vittorio Emanuele II aggiunse nel 1868 la nomina di Ufficiale nell’Ordine della Corona d’Italia, in virtù della “cooperazione diplomatica” tra i Birmani e gli Europei.
Nel soggiorno in Piemonte nel ‘56 incontrò Camillo Benso conte di Cavour, che lo presentò al re. Fu ricevuto in udienza da papa Pio IX, mentre inviati birmani offrivano al Pontefice preziosi omaggi del loro imperatore, tra cui un calice d’oro e un anello con un magnifico zaffiro. In altre importanti attività Abbona si distinse presso la popolazione birmana. Fattivamente presente come medico nelle epidemie del colera e del vaiolo; seppe affiancare i farmaci che riceveva dall’Italia alle empiriche intuizioni della medicina locale.
Come esploratore e geografo studiò il corso dei fiumi e riuscì ad aprire la comunicazione con la Cina e col Tibet, la strada detta di Bammò. Fu così che si intensificò la collaborazione con Cristoforo Negri, dinamico direttore della divisione consolare al Ministero degli Esteri, che darà vita nel 1867 alla prestigiosa Società Italiana Geografica. E da queste relazioni al missionario, in qualità di Plenipotenziario del re di Sardegna e dell’imperatore dei Birmani, fu possibile abbozzare un trattato di amicizia e di commercio tra i due Paesi - che contemplava libertà d’azione per i religiosi cattolici - siglato poi nel 1871.
Anche con l’osservazione della volta celeste, il missionario catturò la curiosità e l’interesse della Corte birmana: gli strumenti di astronomia e di ottica erano stati spediti ad Abbona dallo stesso conte di Cavour, che li aveva acquistati a Stoccarda, certo di offrire una buona qualità. Ancora una curiosità. A quel tempo “né il vino bianco né l’uva bianca” erano noti in Birmania e per esaudire la richiesta del re, il missionario si rivolse personalmente a Cavour; i maglioli di viti piemontesi scelti con l’aiuto dell’ex ministro dell’agricoltura giunsero alla Corte asiatica, insieme a sementi di ortaggi delle nostre terre.
Ogni azione di Padre Paolo Abbona appare, in ultimo, fortemente ispirata dalla scelta religiosa espressa: come Oblato si spinse in Oriente, teso alla diffusione del Cattolicesimo e come uomo di fede e messaggero di pace fece costruire scuole, chiese, fabbriche, ospedali. E seppe raccogliere così umili ed illustri conversioni in Italia e in Birmania. Morì a Boves (Cuneo) il 13 febbraio 1874.

Anna Maria Abbona Coverlizza
Vice Presidente dell’Associazione Immagine per il Piemonte