GABIANO

Paese del Monferrato Casalese situato a 300 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Alessandria, si sviluppa su di una superficie di 1800 ettari ed ha una popolazione di circa 1500 abitanti.
L’abitato si concentra su di un’altura, attorno al castello. E’ situato sulla destra del fiume Po. Rappresenta il limite settentrionale del Monferrato. Il castello, dal versante interno del colle, domina tutto l'abitato
- Storia -
Che la località del capoluogo Gabiano risalga all'epoca romana, ormai sono concordi tutti gli studiosi. Infatti il toponimo Gabianum fa riferimento ad un possidente locale Gavius o Gabius, che probabilmente in epoca imperiale installò qui la sua curtis, specie di grande fattoria agricola. Ne è conferma il ritrovamento nel secolo XVIII di una colonna miliaria presso la Chiesa parrocchiale con duplice iscrizione di Diocleziano e Massimiano, oggi conservata al Museo Leone di Vercelli. Durante i secoli VI e VII questo territorio per la facilità di guado del fiume Po fu soggetto ad una progressiva penetrazione di nuclei di stirpe germanica, che si insediarono in questa zona. Loro caratteristica fu quella di stabilirsi in piccoli gruppi famigliari, chiusi e staccati rispetto alla popolazione locale. Di qui la fondazione dei nuovi cantoni di Mincengo, Zoalengo, Martinengo, Chioalengo, Barbarengo, Varengo, oggi tutte frazioni del Comune. Fa eccezione Cantavenna, la cui origine risale molto più indietro, ai liguri o ai celti.
Carlo Magno, vincitore dei Longobardi, assegna il territorio di Gabiano come possesso all'abbazia della Novalesa (Val di Susa) e il monaco cronista dell'epoca la descrive come una "corte molto grande", comprendente non solo la zona collinare attorno alla valle Gaminella, ma anche la pianura e i villaggi padani alla sinistra del Po. In quello stesso periodo per volontà dell'arcivescovo Notting di Vercelli, diocesi entro cui era compresa una parte del Monferrato fino all'istituzione di quella di Casale avvenuta nel 1474, fu edificata la Chiesa votiva di S. Aurelio dove probabilmente fu custodito il corpo di S. Aurelio di Armenia, morto a Milano durante il pontificato di S. Ambrogio, prima che le sue spoglie fossero trasferite a Hirsau in Germania, terra d'origine dell'arcivescovo. Nel secolo seguente si affaccia alla storia la pieve di Gabiano, dedicata a S. Pietro e sita in una zona isolata e pianeggiante, centro d'incontro e luogo di un mercato segnalato come molto importante dai documenti medievali. Essa conserva ancora il primitivo campanile romanico. In quello stesso tempo la magna curtis di Gabiano passò dal potere della Novalesa, poco prima distrutta dai saraceni, a quello della badia di Breme, il nuovo insediamento benedettino in Lomellina. La prima attestazione certa di Gabiano è della fine del primo millennio, precisamente in un diploma di Ottone III del 19 luglio 992. Per difendere dalle scorrerie dei briganti i prodotti della terra, divenuti rilevanti dopo l'apporto delle forze e del sistema agricolo germanico, ancorché la strada e il passaggio sul fiume sottostante, presumibilmente attorno al Mille viene fondato sull'altura di Gabiano un castrum o fortezza con funzione di ricetto per uomini, animali e beni. Pur agendo in rapporto di subordinazione rispetto al lontano feudatario della corte, l'abate di Breme, a sua volta infeudato dall'imperatore, il proprietario del nuovo castello emerge in tanta autorità e prestigio, da prelevare tributi per il mantenimento della piazzaforte e da attrarvi la popolazione, che preferisce abitare a ridosso della fortezza, nella Villa, piuttosto che a fondovalle.
Nella seconda metà del sec. XII il marchesato è in grande espansione, essendo sul trono l'aleramico Guglielmo V, zio dell'imperatore Barbarossa. Anche Gabiano cade in suo possesso: direttamente soggetto ai marchesi di Monferrato e di loro piena proprietà, viene retto da un castellano di nomina marchionale per tutta la prima metà del sec. XIII. Ora accanto alla vecchia fortezza s'innalza il palazzo, elegante dimora signorile. Se diventa più tangibile la potenza del signore, cresce però anche la forza dei notabili locali, arricchitisi con la specializzazione dell'agricoltura. Molti di questi uomini combatterono al seguito degli Aleramici a Costantinopoli e in Terrasanta nella terza e quarta crociata, e ritornati a Gabiano acquistano nuova consapevolezza. Quando il 1 marzo del 1247 il marchese Bonifacio II infeuda Gabiano a Rainero e Bastardino, gli uomini di Gabiano, rifiutate le franchigie offerte dal comune di Vercelli, trovano in questi signori degli interlocutori disponibili, loro malgrado, alle proprie rivendicazioni. Acquistano in comproprietà le terre di pianura appartenenti al castello e pagando in contanti il loro esonero da tributi personali, ottengono l'assenso marchionale ad un loro autogoverno in materia amministrativa. Superate le rivalità delle diverse borgate e uniti da comuni interessi e ideali, danno così inizio al Comune, di cui è attestato per la prima volta un Consiglio nel 1247.
In questi secoli il fiume Po non una volta sola aveva mutato il suo corso. Dapprima scendeva dalle Alpi sfiorando Fontanetto e Palazzolo, poi deviò scorrendo lungo le colline, infine ritornò a lambire i paesi di pianura. Questi cambiamenti di sede finirono per provocare una interminabile controversia tra Gabiano e Fontanetto a riguardo delle terre lasciate libere dal fiume, le Giare. La lite risale almeno all'anno 1395, quando il marchese Teodoro di Monferrato tentò una prima composizione tra feudatario, Comunità e Uomini di Gabiano da una parte e la Comunità di Fontanetto dall'altra. Ma la causa si protrasse fino al 1770, quando una sentenza definitiva del tribunale di Torino assegnava 1408 moggia di terre alla destra del Po a Fontanetto e solo 582 a Gabiano. Tuttavia, già nel 1287 uomini e donne della contrada di Cantavenna invasero sia l'isola dell'Oliveto, rimasta al di là del fiume e contesa anche dal convento di Rocca delle Donne e dal comune di Palazzolo, sia le terre dei signori di Miroglio. Pochi anni dopo gli uomini di Gabiano, armati di lance, scudi e balestre, accorsero sulle rive del Po di Cantavenna per rimuovere il mulino del monastero.
L'ardire degli uomini di Gabiano si estese anche fuori dei loro confini. Nell'aprile del 1345 respingono in una furiosa battaglia sotto il castello di Gamenario presso Santena le truppe provenzali di Robertò d'Angiò.
Al passaggio del marchesato di Monferrato ai Paleologi di Costantinopoli si susseguono per tutta la metà del sec. XIV scontri con le prepotenti signorie vicine e incursioni di eserciti, accompagnate dalle immancabile razzie, carestie e pestilenze, come la peste nera del 1339 che spopolò il Monferrato. In questo clima d'insicurezza la Villa di Gabiano si cinge di mura. Nel 1421 i signori "di Gabiano" rinunciano al loro dominio e il feudo ritorna nella mani del marchese del Monferrato. Costui, avvalendosi del suo potere assoluto, minaccia di riappropriarsi delle franchigie concesse alla comunità dai suoi predecessori. Per conseguenza, verso la fine del 1421 alcuni agenti del Comune s'incontrano nel castello di Pontestura con l'emissario del marchese Giovanni Giacomo per siglare un accordo. Il Comune si impegna al versamento di cento fiorini d'oro, a prestazioni gratuite di braccianti per i lavori nelle vigne del Castello, all'offerta annua di 25 capponi e 120 chili di canapa. In cambio la comunità ottiene la riconferma della sua entità e l'approvazione dei nuovi Statuti.
L'estinzione della dinastia dei Paleologi avvenuta nel 1533 diede avvio a movimenti di eserciti inviati dai grandi potentati europei per il possesso del Monferrato, che devastano il nostro territorio fino al 1559, anno della pace di Cateau-Cambrésis. Il feudo di Gabiano, dato in pegno agli Scarampi nel secolo precedente, era stato nel 1531 posto nelle mani di Carlo Montiglio, consigliere dei nuovi marchesi di Monferrato, i Gonzaga. In quegli anni terribili per le scorrerie dei reggimenti stranieri che, salendo le nostre colline, trovavano qui rifornimenti di pane e vino, successe anche che il Castello fu occupato dallo spagnolo duca d'Alba e poi riconquistato dalle truppe gonzaghesche.
Dopo una tregua di alcuni decenni, con il nuovo secolo ricominciarono gli scontri militari. Carlo Emanuele di Savoia nel 1613 invase il Monferrato impadronendosi di Trino, Gabiano, Pontestura e Moncalvo. Il Castello di Gabiano, ripreso dai Gonzaga con l'aiuto dei contingenti di Francia e Spagna, fu di nuovo rioccupato dai savoiardi, alleati dei francesi, e attaccato, incendiato e semidistrutto dalle truppe spagnole. Subito dopo il feudo di Gabiano era stato ceduto dai Gonzaga ai Durazzo di Genova per ricavarne cespiti da dedicare al sostentamento della guerra. In seguito alla morte dell'ultimo duca di Mantova, scoppiò un nuovo conflitto internazionale per la successione al ducato. Mentre Casale era sotto assedio da parte degli spagnoli che governavano Milano, i sabaudi, usciti vittoriosi dall'assedio di Verrua posto dagli spagnoli nel 1628, attaccarono il nostro Castello rovinandone le difese. Fuggita la guarnigione, i piemontesi lo occupano; ripreso dai monferrini e nuovamente perso, viene poi restituito al ducato di Monferrato in forza del trattato di Cherasco del 1631. Cessata la famigerata peste del 1630 che dimezzò la popolazione di Gabiano come di altri centri, riprese il tragico gioco delle potenze straniere bramose di insediarsi in Monferrato, che passò frequentemente dalle mani dei francesi e savoiardi a quelle degli spagnoli e viceversa, fino al 1659, l'anno della pace dei Pirenei. In quei difficili frangenti il castello di Gabiano ritornò ad ospitare diverse guarnigioni, tanto ispaniche quanto francesi che sabaude. Vivendo ora in relativa tranquillità, la comunità poté ricavare dai frutti del proprio lavoro agricolo una discreta agiatezza, nonostante le imposizioni del feudatario e della Camera ducale. Il che le consentì di provvedere alla ricostruzione della pieve di S. Pietro, ridotta in cattivo stato come le altre chiese del Comune e a istituire una condotta medica onerosa per i possidenti e gratuita per i poveri. All'istruzione dei fanciulli erano stati deputati alcuni parroci del luogo fin dal 1640. Ma a turbare la raggiunta quiete, giunse la calata del principe Eugenio di Savoia a capo dell'esercito imperiale, alleato con la Spagna, che dal 1690 si stabilì fra Pontestura e Moncalvo. In quell'anno il Savoia impose a Gabiano, come agli altri feudi, una gravosa tassa che il Comune non fu in grado di pagare se non parzialmente. Per ritorsione il principe fece imprigionare e deportare a Torino molti suoi abitanti, mentre i suoi alemanni incendiavano le case di coloro che non accondiscendevano al pagamento del tributo. Anche il Castello subì una sorte analoga e i suoi mobili andarono dispersi a decorare le abitazioni di alcuni benestanti. D'altra parte il Comune, per assolvere i suoi obblighi verso il Castello, oltre alle consuete taglie, ricorse alla misura straordinaria di alienare le sue proprietà alle Giare. A questo danno s'aggiunse, dieci anni dopo, l'assedio di Verrua del 1704, durante il quale il feudo di Gabiano tornò a sobbarcarsi il peso dell'acquartieramento del reggimento francese di Albergotti, venuto a supportare le truppe del generale Vendome. Il Castello fu trasformato in deposito di munizioni per il bombardamento della Rocca e i boschi furono abbattuti per farne legna da ardere e gabbioni protettivi. In tale clima di violenza e di miseria crebbe il fenomeno del brigantaggio che si protrasse per tutto il Settecento. I malviventi trovavano un particolare ricetto negli anfratti delle rocche e nei capanni delle Giare del Po. L'intero Monferrato fu assegnato nel 1708 ai Savoia. Però i delicati rapporti tra i poteri del signore del Castello e del Comune, che avevano trovato un equilibrio durante le guerre di successione del Monferrato, in seguito si inasprirono al punto che il Comune, per addivenire al saldo del suo debito, fu costretto a cedergli i diritti di caccia e pesca. Una dolorosa appendice ai precedenti conflitti si ebbe quando l'esercito spagnolo nel 1742 rientrò in Italia per impadronirsi della Lombardia. Occupata Milano, la truppa spagnola s'impadronì di Casale e di una parte del Monferrato, tra cui Gabiano, ancora una volta invaso dalle soldataglie e pressato di richieste alimentari. Sul finire del secolo XVIII l'economia di Gabiano era in netta ripresa, favorita dallo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento del bestiame. Questo serviva anche al trasporto, e durante la seconda campagna napoleonica in Piemonte 25 carri di Gabiano furono precettati dall'armata austro-russa per tradurre generi alimentari. Le altre risorse erano costituite dalla conduzione dei mulini e dal commercio: nella seconda metà del secolo XVIII i mulini erano 4, di cui uno di proprietà del marchese, mentre di esercenti se ne contavano una decina. Persistevano però grandi sacche di povertà, e gli indigenti erano costretti a portarsi al taglio del grano e del riso nella provincia di Vercelli.
Dopo la vittoria di Marengo i francesi rioccuparono il Piemonte, mentre il Bonaparte proseguiva le sue campagne militari trascinandosi dietro alcuni dei giovani di leva di Gabiano, che non fecero più ritorno. Con la restaurazione rientra a Gabiano il marchese che subito pretende i suoi diritti in contanti, canapa e capponi. La situazione sociale era tipica di ogni dopoguerra. Al gruppo dei vecchi accattoni ora se ne aggiungevano dei nuovi, del Comune e del circondario, che si stabilivano a Gabiano per la facilità di trasferirsi in pianura, dove erano facilitati nei loro espedienti. Anche la mortalità giovanile era altissima e imperversavano le malattie, tra le quali la malaria contratta in risaia. Nonostante ciò, la popolazione riprendeva a svilupparsi: i mulini raddoppiavano di numero, s'incrementavano la coltivazione e la lavorazione della canapa. Tutto faceva ben sperare, se nel 1848 non fosse scoppiata la prima guerra d'indipendenza, per la quale il Comune inviò 39 soldati per il fronte. Conclusasi ingloriosamente, riapparve la ripresa economica. Nel 1851 furono aperte tre nuove scuole per ragazze, affidate a tre maestre, e poco tempo dopo fu ristabilito il mercato settimanale, che era stato aperto alla fine del secolo precedente ma subito chiuso per l'endemica moria del bestiame. Nell'ultimo quarto di secolo si era accresciuta la speranza di vita, anche se ancora dimezzata in confronto con la nostra attuale. Infatti nell'anno 1885 in tutto il territorio comunale, popolato da più di 2500 abitanti, i viventi maggiori di 75 anni erano appena 4 maschi e 3 femmine. La disponibilità finanziaria del Comune era tuttavia rilevante, se nel 1888 fu decisa la costruzione in consorzio con Moncestino di un canale derivato dal fiume Po, per irrigare 1000 ettari di terreno e alimentare una turbina che metteva in moto tre macine da mulino, ovviando così alla macinazione sul greto del Po.
Nei primi anni del Novecento anche a Gabiano si respirava un clima da Belle Epoque. Nelle campagne si stava estendendo un fitto reticolo di associazioni contadine di stampo cattolico. A Cantavenna furono fondate la Cassa rurale di prestito e l'Unione rurale che aiutava gli agricoltori nell'acquisto delle sementi, concimi e anticrittogamici, e fu istituita la Cattedra ambulante di agricoltura. C'era chi espatriava nelle Americhe, pochi in verità, e c'era chi già sperimentava una nuova cultura specializzata, quella della frutta e verdura.
Nel 1913 la frazione di Cantavenna contava 778 abitanti di fronte a 736 del capoluogo ed il suo territorio era di 1114 giornate di terreno, mentre il capoluogo ne aveva 758, S. Aurelio 613 e Sessana 474. I beni comunali consistevano in 1276 giornate. Anche questo dato spiega l'annosa diatriba tra i consiglieri comunali di Cantavenna e quelli di Gabiano a riguardo della strada che da Cantavenna conduce al porto di Rocca: gli uni favorevoli a realizzarla e a collegarla con Palazzolo, gli altri risoluti a privilegiare la costruzione della strada di Gaminella. Ma l'arrivo della Grande Guerra avrebbe spazzato via queste beghe. Da Gabiano partirono oltre un centinaio di soldati, tra cui il generale Camillo Pagliano. Tornarono in pochi, debilitati nel fisico, ma disposti a riprendere la loro attività per sopperire al considerevole rincaro del costo della vita. Intanto la strada della Gaminella era stata completata grazie all'apporto dei prigionieri di guerra. In seguito alla presa del potere del partito fascista, nel 1926 il consiglio comunale si sciolse e governò il territorio un podestà, senza neppure l'assistenza di una consulta. Nel 1932 fu ultimata la piazza a sbalzo in cemento armato, antistante il municipio con sottostante area coperta da adibirsi al mercato. L'anno seguente l'impianto del nuovo Acquedotto del Monferrato cominciò a distribuire nelle abitazioni l'acqua potabile. Per la conquista coloniale abissina del 1935, 30 militi di Gabiano si arruolarono volontari.
Durante la seconda guerra mondiale caddero eroicamente molti gabianesi, tra cui a Cefalonia il tenente Luigi Seggiaro. La guerriglia partigiana e la rappresaglia tedesca, seguite all'armistizio dell'8 settembre 1943, provocarono il 13 novembre l'incendio di una parte dell'abitato di Cantavenna e l'ordine di decimare la popolazione maschile di Gabiano, rientrato all'ultimo momento a seguito dell'intervento del vescovo Giuseppe Angrisani. Terminato il conflitto, ci si dedicò ad incrementare la coltivazione ortofrutticola, per cui nel 1952 fu aperto il mercato della Piagera, specializzato nella vendita di asparagi, fragole, peperoni e pesche. Tuttavia, ciò non valse a frenare la fuga verso la città dei giovani lavoratori, attratti dalla certezza di un salario fisso, il che in breve dimezzò la popolazione locale. Nel 1956 per iniziativa dell'on. Giuseppe Brusasca di Cantavenna, sottosegretario allo spettacolo, nel parco del Castello si commemorò il centenario dell'istituzione del mercato con la proiezione in anteprima europea del film "Guerra e pace", dramma eloquente del mutamento delle generazioni per effetto della guerra. Nel maggio 2002 giunse dalla Germania meridionale un buon numero di cittadini di Hirsau, in visita alla Chiesa di S. Aurelio, considerata un'importante tappa del loro pellegrinaggio sulle tracce dell'itinerario percorso dalle reliquie del Santo dall'Italia verso la Germania.
prof. Luigi CALVO
autore de:
- Gli Statuti del Comune di Gabiano, Gabiano 1989, pp. 275,
- S. Aurelio di Gabiano, Profilo storico di una piccola comunità monferrina, Gabiano 2003, pp. 158.

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Immagini più rappresentative di Gabiano


La pieve di S. Pietro alla Serra (sec. XII)


Scorcio del castello e della Villa


Il castello (sec. XI)


Un torrione del castello


L' interno della chiesa di S. Aurelio (sec. IX)

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