morano

MORANO SUL PO

Paese del Monferrato Casalese situato a 123 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Alessandria, si sviluppa su di una superficie di 1770 ettari ed ha una popolazione di circa 1800 abitanti
L’ abitato si sviluppa in una pianura dominata da pioppeti e colture cerealicole, è posizionato alla destra del fiume Po. Rappresenta il territorio di transizione tra il Monferrato e la Lomellina. E’ sede di importanti cementifici.
- Storia -
Verso l'anno mille, la zona di Morano era possedimento della Chiesa di Vercelli e risulta che servi della gleba e schiavi mori fossero tenuti presso Matasco per raccogliere pagliuzze d'oro dalle acque del Po. Infatti nel diploma del 7 maggio 999 rilasciato dall'Imperatore Ottone III al neo Vescovo Leone leggiamo che tra l'altro veniva concesso:" .. .totum aurum quod invenitur et elaboratur infra Vercellensem Comitatum et... inter Padum Matascum... et inter alias terras... "
L'Imperatore Federico I Barbarossa, confermava il luogo di Morano al Vescovo di Vercelli Ugucione con diploma del 17 ottobre 1152 e successivamente con diploma del 27 ottobre 1164 concedeva molti luoghi monferrini, fra cui Morano, al proprio zio Guglielmo IV il Vecchio, Marchese di Monferrato. Guglielmo IV, nel 1167, fondava il monastero di Rocca delle Donne e lo dotava di numerosi beni, fra cui anche la "Braida di Matasco". Nella zona fra i due centri di Matasco e di Morano veniva fondato un Ospedale dell'ordine Gerosolimitano, che fu forse l'anello di congiunzione dei due centri in un unico abitato sotto il nome di Morano.
Nel 1174, a causa di contrasti per il possesso di alcuni terreni posti fra Trino e Morano, i Vercellesi distruggevano il castello di Uguccione, gravi danni arrecavano al vecchio abitato di Trino e attaccavano Morano, il cui abitato veniva saccheggiato mentre la popolazione tutta si era rifugiata nei boschi. Ritornata la calma l' 11 agosto 1182, a Morano davanti al notaio Scopolus, veniva redatto l'atto di pace fra Vercellesi e Guglielmo IV. Tale documento confermava il possesso di Morano al Marchese di Monferrato con il divieto, però, di fortificare il borgo.
Con atto del 26 novembre 1186 il marchese Bonifacio I donava all'abbazia di Lucedio, fondata dal marchese Guglielmo III nel 1123 in cui vivevano i monaci cistercensi di Chalon sur Saone presso Chiaravalle, alcuni terreni e fra questi è anche citata la Braida di Matasco.
Estintosi il ramo degli Aleramici il Monferrato passava a Teodoro I Paleologo, figlio di Violante, imperatrice di Costantinopoli. Arrivato in Monferrato nel 1306 il giovane marchese doveva affrontare le insidie dei vicini, fra cui il marchese di Saluzzo, dei Savoia ed anche dei Visconti di Milano.
L'Imperatore Carlo IV concedeva Morano ai Paleologi, esattamente a Giovanni II del Monferrato, il quale lo faceva recintare di solide mura.
Riaccesasi la guerra fra i Milanesi ed il Marchese del Monferrato, nel 1362 Bernabò e Galeazzo Visconti saccheggiavano il territorio di Morano senza tuttavia riuscire ad entrare nel paese. Finalmente il 16 gennaio 1382 i rappresentanti di Galeazzo Visconti e del marchese Teodoro II, Leonino de' Deati e sua moglie con Giovanni Deato del Castro di Morano, castellano, si incontravano a Pavia e sottoscrivevano un atto di pace.
Nel 1379, al Parlamento Generale convocato a Moncalvo dal duca Ottone di Brunswick, intervennero a rappresentare la comunità di Morano Obertino di Novello e Ruffinotto Greggio.
Nel 1408 il Marchese Teodoro II, in garanzia della dote di 5.000 fiorini portata dalla sposa Giovanna di Lorena, dava i redditi di Trino, Morano, Palazzolo e Fontaneto.
Morta Giovanna il marchese Teodoro II sposava Margherita di Savoia (successivamente beatificata) dando in garanzia della dote di 4.000 fiorini gli stessi feudi.
Nel 1431 Morano fu occupata dalle milizie sabaude e per il Duca di Savoia fu nominato castellano Andreani de Villa.
Nel febbraio 1433 Onorino di Lavigny, Capitano Generale del Monferrato, per conto del Savoia convocava a Moncalvo un Parlamento Generale ma i rappresentanti della comunità di Morano non si presentarono. L'invito fu rinnovato il 18 marzo ma i rappresentanti di Morano insieme a quelli di Trino, Borgo S. Martino, Pomaro, Tricerro, Fontaneto e Bianzate non si presentarono. Il Duca Sabaudo decide di punire a dovere i renitenti. Filippo Maria Visconti, duca di Milano, nominato arbitro della vicenda, il 17 gennaio 1435 emetteva la sentenza di accordo, nel testo della quale compare che Morano doveva essere restituita al Marchese di Monferrato, confermato dall'atto definitivo sottoscritto a Torino il 14 febbraio 1435.
Sofia, figlia di Teodoro II, sposato Giovanni di Costantinopoli, otteneva l'assegnazione di una rendita di 500 scudi sul feudo di Morano.
Il 2 luglio 1454 a Chambery il marchese Giovanni IV firmava contratto matrimoniale per sposare Margherita, figlia di Ludovico di Savoia, e come abitudine, a garanzia della dote di 4.000 scudi, dava alcuni feudi fra cui risulta Morano. Nel 1462 viveva ancora alla corte Paleologa, Margherita di Savoia, vedova di Teodoro II, che pensò di tornare presso il fratello Amedeo, succeduto al padre Ludovico, per cui il marchese Giovanni dovendole restituire la dote di 4.000 scudi, obbligò per tale somma i sudditi di Morano, Fontaneto, Palazzolo, Tricerro e Verolengo.
Il marchese Bonifacio IV, con atto dell' 11 maggio 1491, intestava Morano al secondogenito Gian Giorgio stralciandolo dal feudo del primogenito Guglielmo IX.
Deceduto Guglielmo IX che aveva sposato Anna d'Alençon e morto il loro figlio diciottenne Bonifacio nel 1530, unico erede maschio, il Monferrato passava a Gian Giorgio, già abate a Lucedio. Questi otteneva il ritorno alla stato laicale e sposava, in fretta, per procura, Giulia d'Aragona sorella del re di Napoli, ma moriva nel 1533 senza figli. Si estingueva così la stirpe dei Paleologi, avendo Anna d'Alençon due sole figlie. Nel 1535 l'Imperatore Carlo V emetteva un diploma con cui assegnava il Monferrato ai Gonzaga e nel 1538 incaricava il marchese del Vasto di occupare il Monferrato. In quello stesso anno il borgo di Morano veniva infeudato ad Alberto Bobba di Lu.
Estintosi il casato dei Bobba di Morano, il feudo veniva acquistato presso la Camera Ducale di Monferrato da Gian Giacomo Paletti di Barolo nel 1589.
Il Paletti poi lo rimetteva alla Camera Ducale dei Gonzaga per passare, elevato a Contea, il 6 maggio 1606 a Giovanni Bonin di Venezia, pervenendo quindi il 17 febbraio 1612, per donazione, al mantovano Alessandro Cattaneo.
Nel 1613 col passaggio del Monferrato al ramo dei Gonzaga-Nevers, si apriva una nuova lotta dinastica nella quale erano interessati i Savoia. Il 24 aprile 1613 l'esercito del duca Carlo Emanuele I attaccava Trino assediandola. Da Casale, con una colonna forte di 1800 uomini, usciva il capitano degli archibugieri Vincenzo Guazzo, per recare soccorso a Trino, ma veniva affrontato e sconfitto a Morano dai savoiardi.
Solo 50 uomini riuscirono ad entrare in Trino, che comunque si arrendeva. Il 30 maggio 1613 i savoiardi saccheggiavano Morano mentre il grosso dell'esercito andava ad occupare Gabiano, dirigendosi verso Pontestura e poi verso Moncalvo e Nizza.
Iniziava così quella lunga e logorante guerra nella quale erano coinvolte le armate francesi, spagnole, alemanne, con soldati di ogni risma e provenienza. Gli eserciti stranieri vivevano nel Monferrato perpetrando ogni sorta di soprusi.
L'anno dopo, nell'agosto 1614 a Morano si accampavano la cavalleria del governatore spagnolo Don Antonio de Leyva. Il 12 settembre 1616 i savoiardi saccheggiavano Villanova, Balzola e Morano. Intanto Don Pedro de Toledo, dal forte spagnolo della Villata, con una forza di oltre 1000 uomini passava a saccheggiare Villanova, Balzola, Morano e poi anche Palazzolo e Fontaneto evitando Trino chiuso dalle mura.
Il 3 Aprile 1630 a Morano si fermarono le truppe francesi del reggimento "La Grange" in attesa che le acque della piena del Po, aumentate per le lunghe piogge, decrescessero e ne permettessero l'attraversamento.
Nel 1640 durante il terzo assedio di Casale, difesa da De La Tour (i primi due erano avvenuti nel 1628 e nel 1630 senza che la città capitolasse) a Morano prendeva alloggio la cavalleria spagnola del marchese Carlo della Gatta e di Don Vincenzo Sersale.
Il 13 agosto 1642, provenendo da Crescentino si fermava invece l'esercito francese del Duca di Longavilla, in attesa di passare il fiume su di un ponte fatto costruire dal governatore di Casale, maresciallo Covounge.
Nel borgo di Morano, il 14 settembre 1644, si acquartieravano i franco- savoiardi del principe Tommaso di Savoia, dopo la distruzione della fortezza di Santhià. I saccheggi e le violenze di ogni tipo in tutti i borghi monferrini furono innumerevoli.
Basta ricordare che la soldataglia spesso strappava persino le travi e serramenti delle case. Asportava i mobili delle abitazioni per accendere i fuochi dei bivacchi, requisiva ed uccideva bestiame di stalla e da cortile per soddisfare la mensa del rancio e le gozzoviglie. Sfondava le botti nelle cantine per spillare il vino, si appropriava degli impagli e delle biade nonché delle fienagioni per la cavalleria asportando persino le inferiate delle finestre per procurarsi ferro per le armi. Le suppellettili di valore venivano vendute nelle piazze milanesi o francesi. Coloro che cercavano di resistere in qualche modo venivano percossi. Le donne venivano insultate e violentate. Spesso tra i popolani c'era chi pagava con la vita. I francesi del conte Plessis Praslin acquartierati a Fontaneto, il 20 luglio 1646, vennero a saccheggiare Morano portando via tutto quello che trovarono nelle case.
Ancora truppe francesi vi si fermarono il 28 maggio 1647 e poi ancora il 29 settembre 1649. Gli spagnoli del marchese Caracena, il 30 ottobre 1649, appena entrati in Morano, incendiavano diverse case. L'esercito spagnolo si sistemava ancora il 13 dicembre 1653 nel borgo e si fermava per otto mesi.
Il 19 maggio 1654 il Po, rotto gli argini a Pobbieto allagò la campagna e Morano e le acque raggiunsero il livello dell'altare della Chiesa parrocchiale. In quella triste occasione i Moranesi richiesero l'intercessione di Santa Prudenziana Vergine nominandola patrona del paese con atto sottoscritto dai capi famiglia nella Chiesa parrocchiale in presenza del curato don Robba e del prete don Paolo Eusebione.
L'armata spagnola si spostò nel vercellese nel luglio 1654 con grande sollievo dei moranesi che per lunghissimo tempo ne avevano subito le angherie. Per cui allorquando in una scorreria, il 16 agosto successivo un drappello di Spagnoli arrivarono per depredare furono rintuzzati e maltrattati dai popolani. Ma il giorno dopo la cavalleria spagnola arrivò in forze e per rappresaglia portò via tutto quello che trovò.
Il 3 agosto 1655 si sistemarono a Morano le truppe franco-savoiarde del marchese Villa. Durante il tempo che i soldati si fermarono in paese i Moranesi si rifugiarono nelle Chiese perché queste erano considerate zona franca. Il 28 settembre 1656 ancora i francesi del marchese Villa e del marchese Villevoire si acquartierarono in parte a Villanova, Balzola e Morano.
Il 19 settembre del 1657 i soldati dell'armata francese accampati a Camino attraversarono il Po a Pobbieto ed entrando a Morano uccidevano due uomini e due donne che,con i carri trainati dai buoi, ingombravano la strada.
Il 17 febbraio del 1685 estintosi il casato dei Cattaneo, il marchesato di Morano passava ai Paoletti-Sanzoni.
Qualche anno dopo in conseguenza dell'ingerenza francese in Monferrato (il duca Ferdinando Carlo Gonzaga aveva ceduto la cittadella di Casale a Luigi XIV, il re Sole } Vittorio Amedeo II di Savoia si alleava con i Tedeschi e gli Spagnoli contro i Francesi. A capo dell'esercito era il condottiero principe Eugenio di Savoia, il quale nell'agosto del 1691 richiedeva a tutta le comunità, fra cui Morano, di favorire gli alloggiamenti dell'esercito. Nel settembre del 1695 la linea di Morano per la vicinanza dei guadi di Coniolo e di Pontestura, era fortemente presidiata sulle due sponde dagli opposti eserciti.
Il 7 ottobre 1696 venne il trattato di Vigevano in virtù del quale le truppe ispano-tedesche si ritiravano nello stato di Milano e la grande cittadella di Casale che aveva resistito per tutto il 600 vanificando ogni assedio, venne demolita con le mine.
Con editto del 7 gennaio 1720 il duca Vittorio Amedeo II confermava ai marchesi Mossi il feudo di Morano.
Nel 1745 scoppiava la guerra della Prammatica Sanzione. Re Carlo Emanuele III si alleava con l'Austria e l'Inghilterra contro Francia e Spagna coalizzate. Il re al comando del suo esercito, fermatesi a Casale e lasciata nel castello una guarnigione al comando dell'irlandese Des Roches, riparava sulla sinistra del Po e portava la cavalleria a Morano e Trino. Il principe di Lichtenstein al comando dell'esercito austriaco, raggiungeva con le sue truppe Trino, Morano e Popolo e ricacciava i gallo-ispani verso Moncalvo, Asti, Alessandria e Tortona.
Passavano quindi vent'anni di tranquillità. Il giorno 8 luglio 1766 il Duca di Chiablese, figlio del re, nominato comandante del reggimento di cavalleria "Dragoni di Piemonte" arrivava a Casale scendendo il fiume Po con la sua scorta. A Morano, sull'argine, molti erano i contadini plaudenti e vari pescatori moranesi accompagnarono il Duca con le loro barche. Ancora per altri trent'anni si ebbe tranquillità militare, ma le condizioni economiche erano veramente disastrose. La crisi imperava ovunque, in Piemonte e dalla vicina Francia si recepivano idee liberali e di rinnovamento. Giovanni Antonio Ranza, giovane professore vercellese, seguace delle nuove idee faceva proseliti con i suoi discorsi e fu anche a Morano nel giorno della Festa Patronale di quell'anno ad illustrare le nuove idee.
In Francia, ghigliottinato Luigi XVI, veniva proclamata la Repubblica. Tutta l'Europa si armava contro la Francia. Re Vittorio Amedeo III si alleava con l'Austria, Prussia e Spagna. La Francia allora rispondeva con le armi e nel 1796 il giovane generale Napoleone Bonaparte entrava in Piemonte.
Il re Carlo Emanuele IV, succeduto al padre in quell'anno, lasciava di fretta Torino e con la famiglia, in carrozza, passava da Morano l'11 dicembre 1798. Si fermava a Casale per proseguire poi verso Parma, Livorno e la Sardegna. Il Piemonte era occupato dalle truppe francesi.
Nel marzo del 1799 il maresciallo Suvarov al comando dell'esercito austro-russo sconfisse i francesi in Lombardia, a Magnano e Cassano e si accingeva ad entrare in Piemonte. I francesi comunque erano scesi verso il centro d'Italia, tanto che per ordine del governo di Parigi, Papa Pio VI, seppure ottantaduenne, dovette costituirsi come ostaggio per essere portato in Francia. Il Papa scortato da venticinque ussari francesi a cavallo, passò da Morano benedicendo il popolo che attendeva lungo la strada.
Alla fine di Maggio del 1799 il comandante francese di Casale si apprestava a resistere all'esercito austro-russo e per meglio isolare la città ordinava di distruggere i cinque ponti natanti esistenti sul Po. Risulta però che i barcaioli moranesi affondarono le barche e non le bruciarono, cosicché all'arrivo degli ussari-tedeschi, le barche poterono essere rimesse a galla.
Alla fine gli austro-russi occuparono Casale e fecero fuggire verso Alessandria i Francesi del generale Vital. Inoltre Suvarov e Wukassovich conquistarono anche Asti e Torino.
Napoleone, ritornato in fretta dall' Egitto, sbaragliava a Marengo il 16 giugno del 1800, l'esercito austriaco del generale Melas.
Il Piemonte nel 1801 diventava così la XXVII divisione militare di Francia.
Con il tramonto di Napoleone i Savoia ritornarono sul trono e da quel momento Morano seguì le sorti del Piemonte prima, dell' Italia poi.

Gianfranco Rossino , dalle annotazioni di Idro Grignolio

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Immagini più rappresentative di Morano sul Po


Il frontale della Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista


La chiesa romanica di San Pietro martire, XIV secolo


Palazzo storico, ora sede del Municipio


Il panorama di Morano, visto da Coniolo

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