Dego
DEGO
Paese situato a 315 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Savona, si sviluppa su di
una superficie di 6800 ettari ed ha una popolazione di circa 2000 abitanti.
Pur essendo territorio ligure è situato sul versante piemontese dell' appennino.
L’ abitato è inserito in una vasta piana attraversata da un affluente di destra del torrente Erro.
- Storia -
Cenni storici su Dego sino al 1815 (1) (Stefano Ticineto - tel. 019510329 - 3/3/2005)
La prima citazione su Dego compare nell’anno 967 nel famoso diploma(2) con cui l’imperatore Ottone I conferma ad Aleramo il possesso di territori, già detenuti dalla sua famiglia nel Piemonte meridionale e nel Ponente ligure(3), e cede pure specificatamente sedici località (“curtes”), situate tra il Tanaro l’Orba e il mare, in zone spopolate e quasi desertificate (“in desertis locis”) (4); tra queste località è chiaramente menzionato Dego (“Dego”) con la contigua Mioglia (“Miolia”) (5).
La seconda citazione è dell’anno 991 e si trova nell’Atto di fondazione dell’Abbazia di San Quintino di Spigno, dove si cita Dego come località dove erano situati tre poderi (“tres mansos” ) assegnati da Anselmo, figlio di Aleramo, a tale Abbazia.
Nel 999, Dego compare, con molti altri paesi ( “Terre”) altovalbormidesi, in un documento con cui l’imperatore Ottone III cede la chiesa-pieve di Dego ( “Deco” ) al Vescovo di Savona (cessione confermata nel 1014 dal suo successore Enrico II).
Da allora si possono seguire in ordine cronologico le principali citazioni e vicende di Dego.
1136 - Con un Atto ufficiale si definiscono le clausole cui devono attenersi gli abitanti ( “homines” ) di Dego, sia i notabili che le persone comuni ( “tam maiores quam minores” ), nell’esercizio del pascolo, a loro permesso gratuitamente ( “sine scadico” ) nei boschi del versante savonese. Tra i patti sottoscritti si legge che gli “homines” di Dego non devono coltivare (“facere culturam” ) in tali boschi, ma possono fabbricare ricoveri (“ facere habitatones” ) per loro stessi e per i loro animali.
1137 - In un documento, con cui il marchese Guelfo di Albisola cede il castello di Albisola ai Savonesi, compaiono come testimoni i “gramatici” (letterati?) “ Ogerius et Anselmus de Dego”.
1179 - Enrico I il Guercio, Marchese (“Marchio” ) di Savona e figlio di Bonifacio il Vasto (quadrisnipote di Aleramo), rinuncia al pedaggio che faceva pagare in Savona agli abitanti di alcuni paesi valbormidesi, tra cui Dego e il contiguo Cairo (“Cario”). Questi paesi facevano parte del suo territorio, che si estendeva da Finale ad Albisola e dal Savonese alle Langhe.
1180 - Il “presbitero” (prete) Arnaldo di Dego risulta preposto (“prepositus”) della chiesa-abbazia di San Pietro di Ferrania(6) in un contratto per l‘affitto (“fictum et censum”) a tale Abbazia di alcuni poderi del versante savonese.
1185 circa - Il territorio di Enrico il Guercio è diviso tra i due figli: Enrico II ed Ottone. Enrico II riceve la parte occidentale, con Finale e l’Oltregiogo lungo la Bormida di Millesimo e parte lungo il Belbo sino alle Langhe; Ottone ottiene la parte orientale, con Savona e l’Oltregiogo lungo le Bormide di Pallare e Mallare (quindi comprendente Dego e Cairo).
1214 - Ottone diventato Del Carretto(7), cede la sovranità (la “superiorità“ o “alto domini o”) sui castelli di Cairo e Dego (“castrum quod vocatur Deus” ) al Comune di Genova, che lo reinveste Feudatario di tali paesi ceduti.
1223/90 - E’ citato per due volte il territorio di quelli di Dego (“posse illorum de Deo” ), nei documenti che delimitano il bosco di Monteursale, redatti in occasione del passaggio sotto Genova di Pareto e Giusvalla(8).
1313/58 - Sono investiti del feudo di Dego, in luogo dei Del Carretto cairesi (discendenti da Ottone), i Del Carretto langaroli (o di Novello) discendenti da Enrico II(9), a seguito del matrimonio di Eliana (dei Del Carretto cairesi) con Giacomo (dei Del Carretto langaroli)(10). Tale investitura è naturalmente fatta dalla Repubblica di Genova, che detiene la sovranità sul luogo.
1419 - Genova, in crisi politico-militare (sconfitta da Venezia e a volte soggetta a “Signori” esterni), cede la sovranità su Dego e Cairo ai Marchesi di Monferrato che, col possesso di altri paesi altovalbormidesi(11), dell’Acquese, dell’Albese (in parte con Alba) e dell’Ovadese (senza Ovada), costituiscono un vasto dominio a sud del Tanaro sino al crinale montano, denominato Alto Monferrato, discontinuo rispetto al Basso Monferrato, tradizionale loro possedimento a nord del Tanaro
.
1431/34 - Durante la guerra tra Monferrato e Milano, quasi tutti i paesi valbormidesi sono occupati da truppe milanesi. Finita la guerra e cessata l’occupazione, si permette a vari Feudatari valbormidesi di scegliere tra la sovranità del Marchese di Monferrato e il Duca di Milano (quale “Vicario Imperale” ). Così alcuni paesi (tra cui Mioglia e Spigno), per l’adesione del loro feudatario al Duca milanese, diventano “Feudi imperiali” (qualcuno però solo in parte)(12); Dego rimane del Monferrato ed è infeudato ai Del Carretto di Mallare (discendenti da Corrado, capostipite del Del Carretto millesimesi).
1532 – I feudi di Dego, Giusvalla, Cagna e Piana, uniti in un Marchesato, sono concessi dai Marchesi (Paleologo) di Monferrato al genovese Francesco Spinola, quale marito di Benedetta Del Carretto.
1546 - Alfonso Spinola, figlio di Francesco, è privato dei feudi per il reato di “fellonìa” (tradimento).
1567 - Francesco Spinola, figlio di Alfonso, è reintegrato dai nei feudi di Dego, Giusvalla, Cagna e Piana, per i meriti acquisiti per aver combattuto in Ungheria contro i Turchi, in favore dell’Imperatore; inoltre diventa Marchese di Garessio.
1604 - Nella “Descrizione di tutte le Città Terre e Castelli del Monferrato” si legge (tra l’altro)(13) che Dego conta 717 abitanti ( “bocche”) , questo numero deve essere aumentato di circa il 30%, perché non comprende i bambini al di sotto dei sei anni e dei “miserabili”, quindi Dego risulta avere circa 850 abitanti, come cita pure don Scaglione per gli anni 1560/80(13).
1613/59 – Nel corso delle frequenti guerre di questo periodo tra Francesi (di solito alleati dei Savoia) e Spagnoli, la Val Bormida (con tutto il Piemonte) vede il passaggio, il pernottamento e pure (rare …) battaglie tra gli eserciti belligeranti. Molto frequentata, specie dai soldati spagnoli in transito per Milano e per Finale (spagnoli rispettivamente dal 1536 e dal 1602), é la strada passante per Dego, che sicuramente subisce violenze e saccheggi (di cui però non abbiamo testimonianze) e forse la distruzione del castello (come nella contigua Rocchetta). Nel 1631-32 si diffonde la peste, che provoca una mortalità di circa il 30% in Val Bormida. A Dego la popolazione risulterebbe diminuita da circa 1.300 a poco più di 500 abitanti!
1713 - Alla fine della “Guerra di Successione spagnola”, vinta dagli Austro-sabaudi contro i Franco-spagnoli, lo Stato di Monferrato cessa di esistere ed è annesso dai Savoia; così quasi tutta la Val Bormida (Dego compreso) viene a far parte dello Stato sabaudo (Regno di Sardegna dal 1720), ad eccezione di alcuni paesi altovalbormidesi e dei “Feudi imperiali” (15).
1796 - Durante la brevissima (12/16 aprile) campagna militare dei Francesi rivoluzionari di Napoleone contro gli Austro-sabaudi in alta Val Bormida, Dego è teatro di due battaglie tra Francesi ed Austriaci, decisive per l’esito di tale campagna.
Battaglie di Dego - Due giorni dopo la vittoria di Montenotte (conseguita il 12 aprile) i Francesi, in netta superiorità numerica (10.000 contro 4.000)(16), attaccano gli Austriaci, attestati a Dego, e li sconfiggono nettamente. Inebriati da questa vittoria, i soldati francesi, “affamati e stanchi dopo ore e ore di marcia senza mangiare” , si danno al saccheggio, alla ricerca
di viveri (ed anche di donne …), commettendo violenze contro chi si opponeva; poi, dopo una notte di bagordi, si addormentano, trascurando la sorveglianza. All’alba del 15 aprile giunge a Dego, provenendo da Sassello, un reparto austriaco che coglie di sorpresa i soldati francesi, stanchi ed avvinazzati, li fa in parte prigionieri e li scaccia da Dego. Nel pomeriggio, i Francesi ripartono all’attacco e riconquistano Dego, però solo dopo ripetuti assalti con elevate perdite (più di mille soldati caduti contro le poche centinaia del giorno prima). Dego, pur già saccheggiato, deve soddisfare una richiesta di contribuzione di 24.000 lire(17). Gli Austriaci sconfitti si ritirano verso Acqui, così Napoleone può rivolgersi contro i Sabaudo-piemontesi, rimasti soli, li sconfigge definitivamente il 22 aprile a Mondovì e costringe il Re sabaudo alla pace (meglio dire alla resa).
1799/maggio 1800 - Mentre Napoleone è lontano (in Egitto), gli Austriaci (rinforzati dai Russi) sconfiggono, in alta Italia, i Francesi occupanti, che si ritirano (attraverso la Val Bormida) verso la Liguria, requisiscono brutalmente i viveri e provocano la reazione delle popolazioni locali, che insorgono, attaccano sporadiche pattuglie ed anche uccidono soldati isolati. In questa “insorgenza” , repressa con rappresaglie e fucilazioni, sono particolarmente attivi gli abitanti di Dego che soffrono per diverse angherie e (nel maggio del 1799), nel tentativo di impedire ad un reparto francese l’entrata in paese, subiscono pure una terribile rappresaglia. Secondo una testimonianza di parte francese, ”200 rivoltosi, attardatisi nel borg o (gli altri erano fuggiti) vi periscono (probabilmente fucilati come molti altri in Val Bormida), mentre il fuoco divora dieci case” . A seguito dei saccheggi e di uno scarso raccolto di castagne nell’autunno del 1799, si verifica in alta Val Bormida, nella primavera dell’anno 1800, una gravissima carestia che causa la morte per fame di circa il 20% della popolazione. Dego perde 400 abitanti su 1.800.
1800/1814 - Napoleone torna in Italia, sconfigge gli Austriaci (a Marengo il 14 giugno 1800) e annette il Piemonte (nel 1802) e la Liguria ( nel 1805) al proprio Impero francese. Dego è compreso nel Dipartimento di Montenotte, con capoluogo Savona ed esteso dalla Riviera sino oltre Acqui. In questo periodo sono introdotti princìpi(18) e ordinamenti politici e amministrativi, che sono alla base delle nostre attuali Istituzioni ed Organizzazioni (locali e nazionali), inoltre sono pure realizzate (o progettate)(19) numerose opere pubbliche, tra cui la strada, finalmente rotabile, Alessandria-Savona, passante per Dego che, col suo ponte plurisecolare, diventa un punto nevralgico per il transito dalla Liguria alle Regioni dell’Interno.
1814/15 - Con la caduta di Napoleone ed il ritiro dei Francesi, Dego torna allo Stato dei Savoia con la Liguria, a seguito della soppressione della Repubblica di Genova. Nell’alta Val Bormida, finalmente e definitivamente riunita ed appartenente (con Piemonte e Liguria) ad uno stesso Stato, si creano le condizioni per lo sviluppo economico, che avviene un secolo dopo (nel ‘900) nel triangolo industriale Cairo-Carcare-Cengio, dove gli abitanti triplicano. Dego, pur contiguo a questa zona, ne beneficia poco, anzi la sua popolazione ha un forte calo(20), nonostante la recente installazione di un grande stabilimento.
Note
(1) Questi cenni sono tratti da notizie dei libri della “Società di Storia Patria” e di altri studiosi studiosi (specie di don Vincenzo Scaglione e del prof. Leonello Oliveri), riprese nel libro (208 pagine, 10 euro) di S.Ticineto: “Storia dell’alta Val Bormida, del Finalese e del Savonese dall’anno 1000 al 1815”, che contiene 14 Carte geografiche a colori, raffiguranti l‘evoluzione nei secoli di tali territori e delle Langhe.
(2) Questo diploma e l’anno della sua emissione sono stati poi presi come attestato e come anno di inizio dello Stato di Monferrato.
(3) Era la “Marca Aleramica”, estesa dal Po sino al Savonese e comprendente i “Comitati” di Monferrato, di Acqui e di Savona.
(4) Queste zone avevano subito le terribili scorrerie dei Saraceni, probabilmente debellati (verso l’anno 950) proprio da Aleramo.
(5) Tra queste sedici località sono state sicuramente identificate (oltre a Dego e Mioglia) Pruneto ( “Pruneto ), Cortemilia (“Curtemilia”) , probabilmente Sassello ( “Salsole”), Levice ( “Lecesi” ), Ponzone ( “Pulcione” ) e forse Giusvalla ( “Grualia”) .
6) L’Abbazia di Ferrania, fondata nel 1097 dal marchese Bonifico il Vasto, era la maggiore Istituzione ecclesiastica della zona e vantava possedimenti e diritti (anzi redditi) non solo in alta Val Bormida, ma anche nel versante rivierasco e nel basso Piemonte; nel 1325 pagava una tassa di “Cattedratico” di ben 400 lire, mentre le chiese parrocchiali altovalbormidesi erano tassate mediamente per 20-40 lire.
(7) Ottone aveva lasciato (nel 1191) Savona, divenuta “Libero Comune” (però sotto la supremazia di Genova), era andato a risiedere nell’Oltregiogo (a Cairo ed a Carretto) ed aveva assunto l’appellativo “Del Carretto”, trasmesso ai suoi discendenti e pure a quelli del fratello Enrico II, il cui territorio (come Marchesato di Finale) rimase indipendente sotto i Del Carretto sino al 1602.
(8) Il Comune o Repubblica di Genova dominava, in quegli anni, su tutta la Riviera ligure (eccetto che sul Finalese) e vantava la sovranità (nell’Oltregiogo di Ponente) su parte delle valli del Bormida e dell’Erro (quest’ultima era prima sotto i Marchesi di Ponzone).
(9) Enrico II (attraverso il figlio Giacomo) aveva avuto tre nipoti, che si erano divisi il suo territorio. La parte rivierasca (con Finale) era andata ad Antonio, la parte centrale altovabormidese (con Millesimo) era stata assegnata a Corrado, la parte langarola (con Novello) ad Enrico (III). Tutti i Del Carretto (cairesi, millesimesi, langaroli, finalesi) ebbero numerosi discendenti, che a volte rinsaldavano i rapporti di comune (per quanto lontana) discendenza e parentela, mediante matrimoni che rimpinguavano i loro patrimoni feudali.
(10) Queste notizie si sono avute da Francesco Nano, cultore di Storia valbormidese e di Spigno, di cui sta per pubblicare un libro.
(11) Tra i paesi dell’alta Val Bormida, passati (nel 1390/93) ai Marchesi di Monferrato a seguito della spontanea sottomissione dei loro Feudatari carretteschi, si ricordano: Altare, Calizzano, Carcare, Cosseria, Mallare, Millesimo, Mioglia, Osiglia, Pallare, Roccavignale.
(12) Cairo diventò, a seguito del disaccordo tra le quattro famiglie feudatarie (gli Scarampi), per 3/4 monferrino e per 1/4 milanese.
(13) Tale “Descrizione” riporta pure che il Feudatario, nelle sue funzioni di giudice, doveva notificare (per l’approvazione) le condanne corporali ( “di sangue” ) e quelle detentive (al remo sulle “galere”) superiori ai due anni, ai Duchi (dal 1536 i Gonzaga) di Monferrato.
(14) Nel libro, “Storia di Giusvalla” , don Scaglione riporta per il 1560/80: Dego 850 abitanti, Giusvalla 609, Piana 620, Cagna 361.
(15) Pure nel 1713, Bormida, Calizzano, Carcare, Osiglia e Pallare passarono (con il Marchesato di Finale cui appartenevano) sotto la Repubblica di Genova, mentre i “Feudi imperiali” di Spigno e Mioglia diventarono sabaudi rispettivamente nel 1724 e nel 1736.
(16) Nelle battaglie di questa campagna militare, i Francesi furono sempre in netta superiorità numerica rispetto agli Austro-piemontesi, nonostante che questi ultimi complessivamente disponessero di una forza militare quasi doppia (60.000 uomini contro 35.000), perché Napoleone spostava, con marce forzate e rapidissime, i suoi soldati e li faceva convergere nei luoghi dove avvenivano le battaglie.
(17) Per dare un’idea del valore di questa somma si ricorda che il salario di una giornata lavorativa in campagna era circa due lire.
(18) Tra i princìpi introdotti vi fu la conferma della soppressione totale dei “Diritti feudali” (o dei Feudatari), già decisa (su pressione dei rivoluzionari francesi) dal Re sabaudo nel 1797. Gli ultimi Feudatari di Dego erano stati i Cumiana Imperiali e i San Martino d’Agliè.
(19) Tra le opere progettate si ricorda il canale navigabile (col sistema delle “chiuse”) che partiva da Savona, valicava l’Appennino, percorreva tutta la Val Bormida ed arrivava ad Alessandria. Presso Dego erano previsti due bacini di questo canale, lunghi 1.550 metri
.
(20) Nel 1878 Dego contava 2.044 abitanti senza Santa Giulia e Brovida; nel 2003 ne aveva 1.045 con Santa Giulia e Brovida.
Immagini più rappresentative di Dego
Il panorama del paese
La parrocchia
Il municipio
Sulle alture, due grandiosi castelli in rovina
Vista dalla strada per il castello