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14 - Propagazione del nocciolo

La propagazione del nocciolo si effettua per via sessuata e per via agamica.

Riproduzione sessuata.
La riproduzione sessuata è quella più naturale dei fruttiferi, ma le piante nate da seme (semenzali) che ne derivano non conservano le caratteristiche della madre; per la formazione del seme deve avvenire l’impollinazione con polline estraneo che porta caratteri diversi da quelli della pianta madre.
Però la riproduzione sessuale del nocciolo è importante per ottenere piante tartufigene, nuove varietà e portinnesti non polloniferi.

Moltiplicazione vegetativa.
La riproduzione agamica o vegetativa dà origine ai cloni, cioè una serie di piante perfettamente identiche alla madre. I sistemi più usati nel nocciolo sono:

Riproduzione per pollone radicato.
Il sistema più antico e più semplice per la riproduzione del nocciolo è il pollone radicato poiché è una specie a forte attitudine pollonifera.
In autunno, a fine del periodo vegetativo in un qualsiasi noccioleto, da ogni pianta si staccano i polloni più vigorosi, con l’ avvertenza di prelevare anche una parte del loro apparato radicale.
Questi vengono sistemati in un vivaio dove l’umidità e la concimazione sono costantemente sotto controllo. In un paio di anni la giovane pianta forma un buon apparato radicale ed è pronta per essere messa a dimora definitiva in campo.
Aspetti negativi del pollone radicato
Si tende a scegliere i polloni dalle piante più vigorose, ma il fattore vigoria non è sempre legato alla produttività e alla qualità dei frutti.
Ogni pianta può fornire circa 10 polloni ed è difficile avere sicurezza sanitaria delle giovani piante. Per avere una certificazione sanitaria occorrerebbe che le piante dell’ intero impianto di partenza fossero analizzate, operazione estremamente lunga e costosa.
Per avere 2000 barbatelle certificate occorrerebbe analizzare oltre duecento piante di partenza. Inoltre non si può avere la certezza che tutte le piante abbiano origine da pollone, potrebbero anche essere piante nate da frutti non raccolti. In questo caso le barbatelle avrebbero caratteristiche diverse dalla pianta di origine.
Questo procedimento, non fornendo la sicurezza sanitaria e la qualità per scarsa omogeneità, dovrebbe essere abbandonato dai vivaisti.

Riproduzione per ceppaia
E’ attualmente il metodo di moltiplicazione più valido e sicuro per ottenere barbatelle di qualità certa, omogenee e sane.
I requisiti necessari per l’ottenimento di una ceppaia redditizia includono:
- la selezione clonale di piante caratterizzate da buona produttività ed alta qualità dei frutti; - l’accertamento dello stato sanitario.
Le piante scelte, chiamate piante madri, in autunno a fine periodo vegetativo o poco prima del risveglio vegetativo, vengono capitozzate a filo suolo.
Il terreno attorno alla ceppaia deve essere completamente ripulito, zappato per rallentare la crescita delle erbe e concimato con azoto se necessario.
Al maggio successivo la ceppaia si presenta dotata di numerosi germogli avventizi.Quando la maggior parte di essi ha raggiunto 15-20 cm di altezza si procede alla loro anulazione basale con filo di ferro plastificato. La base anulata viene coperta con terriccio in tempi successivi, in dipendenza dell’accrescimento dei germogli, fino a formare un tumulo alto circa 20 cm.
E’ fondamentale una sistematica irrigazione per tutto il periodo estivo.
L’ accrescimento diametrale del germoglio porta ad un suo progressivo strozzamento nella porzione anulata favorendo l’accumulo di nutrienti e di conseguenza la formazione di radici al di sopra della strozzatura.
Alla fine del periodo vegetativo si procede alla separazione delle barbatelle dalla pianta madre. Ogni pianta è in grado di fornire oltre 30 barbatelle e con un diametro fino a 7-8 mm: le barbatelle più esili si possono recuperare con un anno di vivaio. Quelle fornite di buon apparato radicale possono essere messe a dimora. E’ importante effettuare l’impianto in autunno per favorire lo sviluppo dell’apparato radicale durante il periodo di riposo delle piante. Questo è l’unico mezzo sicuro per evitare le fallanze.
Quando il germoglio passa dalla pianta madre al vivaio subisce una crisi di trapianto ed analogamente subisce una ulteriore crisi nel momento del trasferimento a dimora definitiva, in campo.
La soluzione ottimale consiste nel trasferire la pianta dalla ceppaia ad un vaso e quindi l’ anno successivo trapiantare in pieno campo senza smuovere la terra dalle radici.
Ovviamente questo sistema aumenta i costi di produzione ma, quando le situazioni metereologiche sono avverse, questo procedimento permette la messa a dimora, senza problemi, della barbatella anche in primavera inoltrata, inoltre non subendo alcun trama da trapianto la pianta anticipa la fruttificazione e mediamente si comporta come una pianta di un anno più adulta.

Propaggine semplice
Anche questo metodo richiede la selezione clonale. Le piante madri scelte sono capitozzate a livello del terreno sempre in periodo autunno-fine inverno. I germogli avventizi ottenuti sono fatti sviluppare per un anno intero. L’anno successivo si selezionano gli astoni migliori e si opera nel seguente modo:
- si scava un fosso attorno alla pianta madre,
- si piegano a U gli astoni alla schiusura delle gemme quando diventano flessibili conficcando la curvatura per circa 15 cm nello scavo e lasciando fuoriuscire la parte terminale. Con un piolo si fissa la curvatura al terreno.
- ultimate le curvature si riempie il fosso con terra soffice,
- si procede ad abbondante irrigazione,
- nel punto di flessione si formano le radici,
- in autunno si separa il pollone dalla pianta madre, ormai sufficientemente radicato,
- si impianta la barbatella o si tiene un anno in vivaio se ha poche radici.
Per l’impianto occorre fare attenzione perché la parte aerea ha un anno in più dell’apparato radicale ed è molto sviluppata rispetto alle radici che non possono fornire adeguato nutrimento. Per equilibrare la pianta subito dopo l’impianto si deve ridurre la parte aerea.
Il procedimento di riproduzione per propaggine richiede molta manodopera, quindi è una operazione molto onerosa.

Moltiplicazione per talea
La riproduzione per talea è una metodica ancora poco utilizzata ma che può fornire un numero elevato di piante; come per le altre tecniche esposte è necessario innanzitutto eseguire la selezione di piante madri contraddistinte da ottime caratteristiche vegeto-produttive. Possiamo distinguere le talee in erbacee, semilegnose e legnose in relazione al periodo in cui vengono prelevate. Per ottenere buoni livelli di radicazione è necessario ricorrere ad ormoni rizogeni come l’IBA (acido indolbutirrico): le talee vengono immerse per pochi secondi in una soluzione contenete l’ormone (1mg ogni litro di acqua) e successivamente poste in terriccio a radicare; le foglie devono inoltre essere regolarmente bagnate tramite impianti di nebulizzazione dell’acqua al fine di ridurre la traspirazione. Avvenuta la radicazione le barbatelle vengono poste in vaso per la restante parte della stagione vegetativa; l’anno seguente le piantine completano il loro sviluppo in vivaio prima di essere commercializzate.
I migliori risultati si ottengono con le talee erbacee e semilegnose; rispetto alle altre tecniche di propagazione questo metodo richiede maggiori investimenti e specializzazione tecnica.

Moltiplicazione in vitro
La riproduzione in vitro è un procedimento che permette alla barbatella di conservare tutte le caratteristiche della pianta madre e consente di ottenere migliaia di piante partendo da poche gemme di una sola pianta selezionata .
In campo corilicolo questa procedura, già attiva a livello di laboratorio, non ha ancora avuto uno sviluppo a livello commerciale anche a causa degli onerosi investimenti che bisogna sostenere per avviare l’attività di propagazione e per l’elevata specializzazione richiesta.

Certificazione
La riuscita tecnico-economica di un impianto di nocciole dipende massimamente dalla qualità delle piante messe a dimora.
La certificazione, con i controlli effettuati in tutti gli stadi della riproduzione, dalla pianta madre fino alle barbatelle fornisce ai produttori piante di qualità, autentiche e senza malattie.
Per la Tonda Gentile delle Langhe, la certificazione sanitaria è demandata al settore fitosanitario della Regione Piemonte.

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