realizzazione
5 - Realizzazione dell' impianto

Per avere le più alte probabilità di successo nella realizzazione di un impianto corilifero è consigliabile che gli astoni abbiano un abbondante apparato radicale e che la posa a dimora delle piccole piantine avvenga in autunno, quando è terminato il periodo vegetativo.
Epoche successive sono da sconsigliare a meno che non si usino piante allevate in vaso. Esse non manifestano problemi di attecchimento e di ripresa vegetativa in quanto vengono interrate con tutto il contenuto del vaso e quindi, se l' operazione viene effettuata con cura, l' apparato radicale non viene toccato. L' utilizzo della pianta in vaso è quindi molto vantaggioso al fine di anticipare lo sviluppo ed avere una precoce fruttificazione, al contrario si avrà un costo più elevato degli astoni ed una movimentazione del prodotto più onerosa.
La descrizione delle operazioni ed i tempi non sono teorici bensì effettivi e si riferiscono ad alcuni impianti realizzati su di un terreno di mezza collina aventi dimensioni oscillanti tra i due ed i tre ettari.
Le principali operazioni da compiere su di un terreno precedentemente coltivato sono le seguenti:
1 concimatura naturale a base di letame bovino in ragione di circa 400 quintali ad ettaro,
2 aratura con una profondità di scasso di almeno 50 cm, nel mese di settembre,
3 sminuzzamento delle zolle con fresa o rototerra, dopo circa un mese,
4 tracciamento dell’ impianto con posizionamento di tutori,
5 foratura meccanica con trivella e posizionamento manuale delle barbatelle di nocciolo, (non appena la pianta ha perso le foglie, novembre); in caso di annata avversa con piovosità abbondante che impedisca la piantagione, quanto non è stato effettuato in autunno può essere realizzato in primavera, ma con risultati sicuramente meno validi,
6 Posizionamento di un tutore di sostegno (canna), necessario in quanto una abbondante nevicata potrebbe coricare o spezzare la giovane pianta, inoltre se gli astoni sono molto piccoli la crescita primaverile dell’ erba li potrà sovrastare rendendo difficoltose le successive lavorazioni,
7 Protezione delle giovani piante con una retina metallica leggera, qualora si sia notata la presenza di roditori.

Nel caso in cui il terreno di partenza sia un gerbido od un terreno boschivo occorre compiere una operazione preliminare di scasso ad una profondità variabile tra 1.5 e 2 metri, il taglio di tutte le radici preesistenti e l’ interramento di tutti i ceppi delle piante precedenti ad una profondità di almeno 3 metri.
Questa operazione deve essere effettuata con un grosso scavatore (da 200/300 quintali) e richiede un lavoro di circa 3/4 giorni per ettaro, funzione della potenza del mezzo usato e della qualità del gerbido, in ogni caso il costo dell’ operazione è molto elevato. Questo lavoro deve essere effettuato almeno un anno prima dell’ inizio dell’ impianto per permettere al terreno di assestarsi. Gli avvallamenti che ne nascono dovranno essere livellati con una fresatura e con una lama livelletrice.
Occorre ricordare che tutto il lavoro di molti anni è finalizzato alla raccolta del frutto e la raccolta meccanizzata è tanto più efficiente quanto più il terreno sarà livellato, per cui ogni operazione che si effettua sull’ impianto deve avvenire nel massimo rispetto della planarità del terreno.

Tracciamento dell’ impianto
Due parole in più devono essere spese per il tracciamento dell’ impianto.
Per avere il massimo di produzione le piante devono ricevere la massima quantità di sole e di illuminazione per cui è fondamentale che le file siano orientate in direzione nord-sud.
Se si opera su di un terreno pianeggiante e di forma regolare il tracciamento non richiede particolare attenzione e quindi il tempo richiesto sarà minimo.
Qualora si tratti di un terreno di notevole estensione a media collina che comprenda selle e seni, occorre prestare particolare attenzione per non arrivare a lavoro ultimato con, da un lato, file perfettamente allineate mentre dal lato opposto le file sono ampiamente ondeggianti.
Si consiglia, per non ricorrere all’ utilizzo di tracciatori laser che hanno costi notevolmente elevati,
- di creare, all’ interno dell’ appezzamento,un rettangolo, il più grande possibile, con due lati orientati in direzione E-W (perchè le file sfruttino al massimo la luce del sole)
- di dividere, con dei tutori, i lati di questo rettangolo, usando una canna di lunghezza pari al sesto d’ impianto, ricordando nella misurazione di tenere la canna perfettamente orizzontale e di non seguire l’ inclinazione del terreno, (in questo caso il sesto d’ impianto si ridurrebbe e le file comincerebbero ad ondeggiare) Evitare l’ uso di funicelle, fili e cose simili che con l’ uso si allungano e portano ad errori che sommati tra di loro alla fine del lavoro diventano enormi
- di unire tra di loro due punti corrispondenti, sui lati opposti, con una finicella tesa, quindi mentre una persona controlla l' esatto allineamento, un secondo operatore posiziona il corrispondebte tutore e cosi via fino alla tracciatura completa dell’ impianto all’ interno della figura geometrica preventivamente creata,
- tracciare l’ impianto esterno alla figura geometrica come estensione delle file già realizzate e geometricamente esatte.
Occorre ricordare che i regolamentui comunali prevedono una distanza minima degli impianti verso i confinanti e verso le strade e che per una buona lavorabilita meccanizzata dell’ impianto è necessario che a fine filare vi siano almeno 6 metri di spazio libero per poter effettuare le manovre con i mezzi operativi.
In particolare si rimarca che una imprecisione di una decina di centimetri nel tracciamento, che possono sembrare errori molto appariscenti su di un virgulto, dopo 6 o 7 anni, quando la pianta sviluppa la sua chioma non sono più assolutamente apprezzabili, quindi tale imprecisione può essere tranquillamente accettabile.

Messa a dimora
Finito il tracciamento inizia l’ operazione vera e propria di impianto.
Per poter realizzare un buon lavoro occorre che il terreno sia sufficientemente asciutto e non limaccioso e, considerato che occorre operare da metà novembre in avanti, per ottere un buon risultato è opportuno lavorare esclusivamente nel pomeriggio, fino all’ imbrunire.
Lo scavo vero e proprio per l’ interramento della pianta deve essere effettuato a mano con vanga o badile, non è assolutamente consiglato l’ utilizzo di un mini scavatore in quanto produce più danni che utilità, infatti il mezzo compatta il terreno e genera grandi zolle che devono poi essere spezzettate a mano prima di utilizzarle per ricoprire le radici della pianta.
Può viceversa essere di grande aiuto una trivella conica che sminuzza la terra e la rende soffice, la punta ideale ha un diametro di 60/ 70 cm e può arrivare alla profondità di 80/ 100 cm, come illustrato nella foto.

Avendo già il terreno sminuzzato dalla trivella, e parzialmente asportato, con un badile si effettua una buca profonda circa 20 cm e larga circa 25 cm, quindi si posiziona la pianticella nel terreno, allineandola nelle due direzioni con le piantine già posizionate o con i tutori, poi si ricoprono le radici e si comprime il terreno calpestandolo attorno alla pianta, avendo l’ avvertenza di lasciare un minimo di affossamento, per facilitare il ritegno dell’ acqua piovana o di una eventuale irrigazione.
Importante: le radici della pianta devono essere interrate ad una profondità non superiore ai quindici–venti centimetri.
Da ultimo si pianta un tutore (canna o bambu) in vicinanza del nocciolo che servirà in un secondo tempo per sorreggere le piantine che tendono ad incurvarsi.
Qualora si sia notato sul territorio una notevole presenza di roditori, può essere opportuno proteggere con apposite reti le giovani piante. Il nocciolo è molto apprezzato dalla lepre che lo trancia di netto e si nutre del suo apice. Occorre altresì tener presente che questa rete impedise una buona lavorazione ed ogni anno deve essere tolta per asportare i polloni e poi rimessa con grande dispendio di energie. E' necessario quindi valutare attentamente se può essere più vantaggioso proteggere la piccola pianta oppure sostituire quelle che eventualmente i roditori rovinano. Togliere la rete su piante di due anni e con un discretto numero di polloni ha richiesto un tempo di 43 ore per mille piante, corrispondente a circa due minuti e mezzo a pianta.

Tempistiche:
Dalla realizzazione di alcuni impianti di media collina si sono ricavati i seguenti tempi medi di lavorazione riferita ad un ettaro con un sesto di impianto di circa 6 x 6 metri:
• Il tracciamento dell’ impianto con il posizionamento di canne richiede 2 persone per un totale di 20 ore
• con la trivella si possono effettuare 50 fori all’ ora ( un ettaro circa 250 piante) quindi 5 ore
• il posizionamento delle piante e dei tutori richiede 21 ore
• eventuale posa di reti antiroditori richiede altre 6 ore
La messa a dimora di un ettaro di nocciole richiede circa 52 ore di lavoro, in aggiunta al tempo già speso per la preparazione del terreno ed alla sua concimazione.

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