Carentino

CARENTINO

Paese situato a 160 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Alessandria, si sviluppa su di una superficie di 1000 ettari ed ha una popolazione di circa 400 abitanti.
Il villaggio di Carentino si adagia sopra una delle ultime alture del versante meridionale della valle del Belbo che si dissolvono poi nell’agro alessandrino fra Tanaro e Bormida.
- Storia -
L’etimologia del toponimo, probabilmente di origine celtica, è connessa al nome personale Carentia attestato nel CIL,V, 7538. (Corpus Inscritionum Latinorum)
La mazzuola o martello-ascia di pietra venuto alla luce nella seconda metà dell’Ottocento durante gli scavi praticati nei pressi di Carentino per la costruzione della linea ferroviaria Alessandria-Acqui, attesta la presenza dell’uomo nel territorio fin dall’età neolitica.
Le memorie storiche datano però a partire dall’età medievale, precisamente dalla seconda metà del secolo XII, al tempo in cui il marchese Alberto d’Incisa era tornato dalla Puglia per mettere ordine nei suoi domini piemontesi e dare fondamento giuridico al suo piccolo Stato feudale.
Tra le prime menzioni va ricordata quella che compare nell’atto di divisione convenuto il 27 gennaio 1203 nel castello d’Incisa tra i figli di Alberto. Vi sono elencati i luoghi del nascente marchesato situati nella valle inferiore del Belbo: oltre ad Incisa, sede dei Marchesi, vi compaiono le terre di Vaglio, Cerreto, Castelnuovo, Betonia, Bergamasco e Carentino.
Il nucleo incastellato di Carentino dominava, dall’alto del colle sul quale sorgeva, l’ultimo tratto della valle avendo di fronte, sulla opposta sponda del Belbo, il ben munito luogo di Bergamasco.
Queste terre non uscirono mai –se non per temporanee occupazioni da parte di forze avversarie- dalle mani dei marchesi d’Incisa condividendo le sorti segnate dalla loro instabile politica oscillante tra Monferrato, Asti e Milano. Quando gli Incisa nel dicembre 1291 furono accolti fra i cittadini di Asti e costretti ad accettare imposizioni ed obblighi, anche i domini castri et villae Carentini – si legge nel documento- sunt cives astenses e, come tali, dovevano promettere di fare guerra per Asti contro qualsiasi persona o altro Comune.
Cadute in Asti le istituzioni comunali in conseguenza delle lotte fratricide tra guelfi e ghibellini, gli Incisa, cacciati da Asti, si avvicinarono al Monferrato vendendo al marchese Giovanni i loro feudi; anche i Carentinesi, al pari degli altri sudditi, dovettero prestare giuramento di fedeltà al nuovo Signore.
Raggiunta l’autonomia politico-militare grazie all’atto di investitura dei loro feudi emesso da Carlo IV nel 1364, i marchesi di Incisa stringevano un patto di alleanza con i duchi di Milano.
Scoppiata, a metà del Quattrocento, la guerra tra Milano e Monferrato, le milizie monferrine invasero la valle del Belbo, distrussero Cerreto e Betonia ed occuparono Carentino che ritornava agli Incisa con la pace di Lodi (1454).
Il secolo XVI iniziava sotto infausti presagi. Il morbo pestifero, che già aveva colpito la comunità di Carentino e gran parte dell’Alessandrino nella seconda metà del Trecento, ritornava ad infierire nel primo decennio del Cinquecento.
Pochi anni dopo, il paese fu coinvolto in una delle vicende più drammatiche della sua storia , quella della espugnazione del castello d’Incisa preparata e condotta dal marchese di Monferrato Guglielmo Paleologo per mettere fine alle angherie perpetrate dal marchese Oddone nei confronti dei suoi consanguinei: egli infatti li aveva costretti a rinunciare a proprio favore ai diritti signorili loro spettanti sul consortile per accentrare in sé ogni potere.
Allestita una ingente spedizione militare contro l’usurpatore, Guglielmo occupava le terre del marchesato ed assediava Incisa.
Essendo Carentino terra di confine, ebbe a subire il primo urto con le truppe monferrine che, invaso l’abitato, si abbandonarono a un impietoso saccheggio senza alcun risparmio di vite umane. Conquistata Incisa, il Paleologo annetteva arbitrariamente l’omonimo marchesato al suo feudo: ma per breve tempo. Estintosi infatti nel 1533 il ramo dei Paleologo di Monferrato per la morte di Gian Giorgio, l’imperatore Carlo V assegnava il Monferrato ai Gonzaga, duchi di Mantova.
I Gonzaga, adottando – almeno nei primi anni di governo - una politica finalizzata a “sfruttare al massimo il paese” vendettero nel 1589 il marchesato d’Incisa per 110.000 scudi d’oro a Michele Peretti, nipote del papa Sisto V.
Il Peretti, scrive G.G.Saletta, “abusò, con aggravio e mali trattamenti de’ sudditi,” dei privilegi previsti dall’atto di investitura trasgredendo anche Statuti e leggi ducali: vessazioni, soprusi e violenze alle quali, ovviamente, non poteva sfuggire la comunità di Carentino.
Chiusa questa triste parentesi di storia con la retrovendita del marchesato da parte del Peretti nel marzo del 1605 alla Camera ducale, Vincenzo Gonzaga il 13 ottobre 1606 vendeva il feudo di Carentino, smembrandolo dal marchesato d’Incisa, a Lodovico Fini, gentiluomo ferrarese (G.G.Saletta) .
Infeudato al conte Guido Francesco Porta di Acqui, il 26 dicembre 1632, venne poi in possesso di Nicolao Faà, marchese di Bruno, in virtù dell’atto di donazione inter vivos disposto dal conte Porta il 30 marzo 1653 in favore della figlia naturale Laura Maria che aveva sposato il marchese Nicolao.
La donazione fu convalidata poi dal duca Carlo Ferdinando Gonzaga con l’atto di investitura del 31 maggio 1672.
Alla morte di Nicolao ( 3 giugno 1681), il contado di Carentino continuò ad essere infeudato fino al 1704 ai marchesi di Bruno, di generazione in generazione, dal duca Carlo Ferdinando Gonzaga
. In quegli anni era in corso la guerra di successione spagnola alla quale poneva fine la vittoria dell’esercito sabaudo sulla Francia nella battaglia di Torino del 6 settembre 1706. Due anni dopo, l’imperatore Giuseppe I, con diploma del 30 giugno, dichiarava decaduto dai feudi il duca di Mantova e metteva al possesso del Monferrato, secondo accordi segreti precedentemente stipulati, il duca Vittorio Amedeo II. Questi, il giorno 8 luglio 1709, rinnovava l’investitura dei feudi al marchese di Bruno Antonino Faà. Intanto il nuovo governo sabaudo dava inizio a quelle riforme che avrebbero portato gradualmente all’abolizione dei privilegi goduti dalla classe feudale.
dott. Michele Pasqua
autore del libro : Territorio e societa ad Incisa in Valle Belbo fra basso Medio Evo ed eta moderna

FONTI ARCHIVISTICHE E BIBLIOGRAFICHE
Archivio di Stato di Torino, Sez. I, Monferrato, feudi, m. 11.
Archivio di Stato di Torino, Sez. I, Benefizi per paese dalla A alla Z, m. 24.
Archivio di Stato di Torino, Sez.I, Monferrato, Protocolli, voll. 2, 3, 23.
AA. VV., Dizionario di toponomastica, Torino 1990.
Albenga G., Il marchesato d’Incisa dalle origini al 1514, Deputazione Subalpina di Storia Patria, Torino 1970.
Baronino E., Le città, le terre ed i castelli del Monferrato nel 1604 in “Rivista di Storia, Arte, Archeologia per la Provincia di Alessandria”, a. 1904.
Corpus inscriptionum latinarum Galliae Cisalpinae, vol. V. 2, ed. Th. Mommsen, Berolini 1877, (Rist. 1959, n. 7538).
Casalis G., Dizionario geografico, storico, commerciale di S. M. il Re di Sardegna, Torino 1833-36.
Gastaldi B., Mazzuola o martello-ascia di pietra in “ Atti della Regia Accademia delle Scienze di Torino”, vol. VII, 1871-72, pp. 481-83.
Guasco F., Tavole genealogiche di famiglie nobili alessandrine e monferrine dal sec. X al XX, vol. VIII, Casale 1934.
Lanzavecchia R., I feudi di Bruno, Carentino e Fontanile in “ Il Platano”, 1989, pp.26-38.
Massocco L., Memorie e documenti storici intorno a Carentino, Genova 1919.
Pasqua M., Il marchesato d’Incisa dal 1514 al tramonto della feudalità in età moderna, Comune d’Incisa 2000.
Petitbon V. (a cura di - ), Bruno, un’isola nel Monferrato, Canelli 2000.
Pizio P., Storia di Carentino, 1986.

Immagini più rappresentative di Carentino


La via del paese, su sfondo la torre campanaria


La parrocchia dell' Assunta

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