Carpeneto
CARPENETO
Paese del Monferrato Ovadese situato a 329 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Alessandria, si sviluppa su di una superficie di 1360 ettari ed ha una popolazione di circa 940 abitanti.
E' posto su di una dorsale che fa da spartiacque tra le valli della Bormida e quelle dell’ Orba.
- Storia -
Il paese, come denuncia il nome stesso, derivato da un fitonimo, usato anche nelle varianti di Carpenedo o Carpinedo e simili, ed attestato nel medesimo dialetto carpenetese, fu chiaramente una fondazione istituita o formatisi in un albereto di carpini, in età romanza, tra l’alto e il basso medioevo (sec.XI-XII).
Probabilmente la costituzione del relativo nucleo abitato fu opera dell’iniziativa dell’episcopato acquese, come in altre situazioni del territorio, di cui faceva parte l’originaria chiesa carpenetese che, già nel secolo XI godeva dei diritti parrocchiali.
Secondo alcuni storici il centro abitato sorse attorno a un fortilizio esistente, una semplice struttura difensiva che non possedeva vere e proprie mura, ne un fossato ma era semplicemente protetto da un terrapieno e alcuni rinforzi in legno. Non era infatti in origine un vero e proprio castrum, ma un “ricetto, cioè un luogo fortificato per la tutela agricola contro le incursioni nemiche, forse stazione romana posta sulla strada tra Serravalle e Acqui, luogo di raccordo tra la via Postumia con la via Emilia. In età medievale si trovò posizionato sulla linea di confine tra la Marca Obertenga e quella Aleramica.
Una prima notizia documentabile riguardo il sito risale al 1023-1033, periodo in cui il vescovo Dudone dona al monastero acquese di San Pietro la carpenetese chiesa di San Salvatore, donazione che verrà confermata dal successivo vescovo Guido in carica dal 1034 al 1070.
Nel 1191 l’imperatore Enrico VI di Hohenstaufen, accogliendo l’accusa di tradimento mossa dal marchese di Monferrato contro i marchesi d’Incisa, pose questi ultimi al bando dell’impero ed assegnò i loro beni feudali e allodiali, Carpeneto, Montaldo, Castelnuovo (Bormida), Cassine ai Monferrato. Carpeneto e Montaldo facevano parte di un complesso feudale bipolare, di cui Carpeneto Superiore conservò il suo nome originale, mentre Carpeneto Inferiore acquisì appunto il nome di Montaldo.
I beni degli Incisa passati ai Monferrato, insieme con Casenuove, Ritorto e Sezzadio costituirono la terra Sezzadiae, contesa a lungo tra la potenza monferrina e il Comune di Alessandria, tanto che nel 1203 venne divisa tra i due contendenti, concessa a metà dal marchese di Monferrato agli alessandrini come entità unitaria di specifica investitura. In questo modo il sistema alessandrino in valle Bormida, che faceva capo a Castelnuovo e Rivalta, venne a collegarsi con quello della valle d’Orba, con Fresonara, Basaluzzo, Capriata, sulla strada per Genova. Ciò proiettò più ampiamente Carpeneto sulla prospettiva del mare.
Nel 1291, in seguito al crollo totale della città di Alessandria dopo la guerra contro Genova, Carpeneto ritornò definitivamente ai marchesi del Monferrato. Ad essi rimase fino all’estinzione della dinastia aleramica, poi passò ai Paleologhi e quindi ai Gonzaga. Resistette all’epansione milanese.
La storia medievale carpenetese piuttosto povera di notizia ci porta direttamente al XV secolo quando, nel 1458 furono scritti gli Statuti locali.
Nel 1473 venne investita del feudo l’albese famiglia dei Pomsaurato: i suoi membri, soprannominati “i Tortonesi”, diedero vita a una schiatta numerosa che suddivise la proprietà in quel modo tanto tipico dei feudi monferrini che vedeva vari signor proprietari di differenti quote del castello e dei terreni circostanti e incaricati della giurisdizione, a scadenze fisse e regolari, per un certo periodo dell’anno.
Tre furono contemporaneamente le famiglie proprietarie: i Tortonesi, i Roberti e i Soave.
Dopo il passaggio del Monferrato ai Gonzaga di Mantova nel 1536, il territorio devastato dalla guerra franco-spagnola subì il taglio di nuovi e vecchi feudi che i Gonzaga misero in vendita, tra il 1500 e 1600, concedendo titoli nobiliari a ricchi signori, mantovani o genovesi. Il castello di Carpeneto, acquisito nel 1603 da Vincenzo I Gonzaga, venne subito venduto, per motivi politici economici, al genovese Giovan Giorgio Marini.
In quegli anni il castello, rinnovato nella sua veste con il rifacimento dei saloni e della sala da pranzo, assunse sempre più l’aspetto di palazzo signorile perdendo via via gli originari caratteri di struttura puramente difensiva.
Nel 1618 il castello venne acquistato dalla Marchesa Salvago, moglie di Marc’Antonio Grillo, famiglia a cui rimarrà fino all’inizio dell’800.
Il secolo XVII fu drammatico: nel 1630 la peste, nel 1644 e nel 1645 i rovinosi saccheggi degli Spagnoli e dei Francesi.
Nel 1708 con l’assegnazione del Monferrato da parte di Giuseppe d’Asburgo a Vittorio Amedeo di Savoia, in seguito alla pace di Utrecht (1713)anche Carpeneto entrò a fare parte dei possedimenti sabaudi.
La conformazione del paese, ancora oggi visibile nonostante lo sviluppo accentuato soprattutto nelle direzioni Genova e Alessandria, si costituì con una prima cerchia medievale di edifici posti a coronamento del castello e difesi da mura sulle quali, in un secondo tempo, si sovrappose un ulteriore tessuto di case a schiera con doppio affaccio, a monte verso il castello e a valle verso la campagna circostante.
Il Castello, nucleo del paese,ancor oggi ben visibilmente dominante su di esso, chiuso da poderose mura,rimase alla famiglia dei Grillo fino all’inizio dell’800, passò quindi di proprietà a Giovanni Gerolamo Rolla e nel 1841 venne venduto al marchese Ignazio Pallavicino, gli eredi del quale ancora oggi lo possiedono. Nel complesso appare particolarmente ben tenuto, soprattutto in seguito ai restauri fatti eseguire nel 1923 dal marchese Giacomo Pallavicino. In quel tempo furono riportate alla loro originaria posizione le finestre e soprattutto venne restaurato il coronamento in cotto dell’alta torre.
La torre, l’elemento più antico dell’edificio, ha sezione quadrata ed è costituita in pietra e mattoni: alla sommità è oggi rinforzata da un’imponente apparato a sporgere che si appoggia su beccatelli a tripla mensola d’arenaria.
Su uno dei due lati liberi della torre, affacciato sul sentiero d’accesso, ancora oggi è possibile osservare, al primo piano sopraelevato, un’apertura ad arco acuto sormontata da due profonde fessure verticali che testimoniano l’esistenza remota di un ponte levatoio e di un fossato, oggi scomparsi.
Entro la cinta muraria esiste la piccola chiesa di Sant’Antonino, probabile cappella palatina, risalente al X secolo. Anticamente fu dedicata a San Siro, quindi a San Martino e, alla fine del ‘600, a Sant’Antonino. E’ stato ipotizzato che sia una delle chiese più antiche del Monferratro, probabilmente appartenuta ai monaci di San Siro di Genova, possidenti in quei secoli di diversi beni nel territorio di Carpeneto. Ancora oggi, benché inevitabilmente si siano sovrapposti nel tempo (soprattutto nei secoli XVII-XVIII) elementi nuovi, è ben visibile,grazie all’intervento di restauro degli anni ‘67/’70,l’aspetto sobrio dell’originaria struttura di carattere romanico.
Esterna alle mura, situata a sud-est del castello si trova la parrocchiale di San Giorgio, benché d’origine ancora incerta, essa si pone come chiaro e interessante manifesto del “momento barocco” della vita locale, come risultato di una trasformazione avvenuta negli anni venti del secolo XVIII: un tempo in cui quasi tutto il Monferrato pose mano al rinnovamento degli edifici di culto, di fronte all’incremento demografico e alle rinnovate strutture dello Stato.
A poca distanza dalla grande piazza rettangolare della parrocchiale si trova la piazza del Municipio dominata, da un lato, dalla cerchia variopinta in stile eclettico ( decorazioni rifatte su modello originario) dell’edificio comunale, dall’altro dal seicentesco Oratorio della Confraternita dei Disciplinati.
Altri edifici religiosi interessanti per un certo valore artistico culturale sono l’antica cappella cimiteriale di San Giorgio del XIV secolo, probabilmente originaria parrocchiale, posta alla sommità di un colle a nord-est del paese e le cappelle campestri di Sant’Alberto e di San Bovo, attualmente inserite, in seguito all’espansione urbana, all’interno del perimetro del paese, ma originariamente ubicate all’esterno delle mura, edificate dai proprietari terrieri in modo da dare assistenza religiosa alle comunità contadine abitanti dei cascinali sparsi nella campagna e ancora. A pochi chilometri a nord del paese, nella piccola frazione di Madonna della Villa citata già negli Statuti del 1458 come raggruppamento di edifici rurali, sorge la chiesa dell’Assunta parrocchiale del luogo sorta dall’accorpamento di vari edifici.
Prof. Antonella Rathschuler
Bibliografia specifica
- Rossi G.B., Paesi e castelli dell’Alto Monferrato, Ed.Roux e Viarengo, Torino 1901
- Sergi, Da Alessandria a Casale tutt’intorno, Ed. Milvia, Torino 1986
- Rathschuler A., Andar per castelli nell’Alto Monferrato, Ed. Sagep, Genova 1991
- AA.VV., Per una storia di Carpeneto, a cura di D.Moreno e S.Spanò, vol.1-2, Comune di Carpeneto, 1994-1998
INDIRIZZI UTILI
RISTORANTE PORTOGALLO PIAZZA MUNICIPIO 4 CARPENETO 0143 845018
AGRITURISMO LA BRENTA CARPRNETO 0143 876028
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Immagini più rappresentative di Carpeneto
Il panorama,arrivando da Trisobbio e Montaldo
La piazza principale del Municipio prima degli attuali restauri
La Chiesa parrocchiale di San Giorgio
Antichi reperti inseriti nella facciata della parrocchiale, la data
"maggio 1727" indica il termine dell' ampliamento settecentesco della chiesa
La torre del castello, evidenzia il rifacimento novecentesco
della sommità