Spigno Monferrato

SPIGNO MONFERRATO

Il paese è posto su di un poggio tra il fiume Bormida di Spigno ed il torrente Valla, a 217 m. sul livello del mare. Il comune è formato dal capoluogo e da cinque frazioni: Montaldo, Turpino, Rocchetta di Spigno, Squaneto, tutte sede di parrocchia. Il territorio comunale misura 5946 ettari. Nel dopoguerra ha subito un grave spopolamento, passando dai 3232 abitanti del 1951 ai circa 1200 attuali. Dista 55 km da Alessandria e 51 da Savona. Vi è la stazione ferroviaria sulla linea Alessandria - Savona. E' sede di una stazione di Carabinieri. Appartiene alla diocesi di Acqui, ma sino al 1805 appartenne a quella di Savona.
- Storia -
II rinvenimento di manufatti litici ( accette in pietra verde levigata ) testimonia il popolamento dell'area dal Neolitico. L'area fu poi abitata dai Liguri Stazielli. Importanti le testimonianze di epoca romana, rappresentate da alcune lapidi romane, da monete e da ceramiche, trovate nei dintorni del paese, che fanno supporre l'esistenza di un insediamento romano, forse la " Stationes " di Crixia, posta sulla via Emilia Scauri che collegava Derthona ( Tortona ) a Vada Sabatia ( Vado Ligure ).
Possesso di Aleramo, il luogo venne scelto dai suoi discendenti per fondare nel 991 la famosa Abbazia di S. Quintino.
Dopo la divisione in vari rami della famiglia aleramica, divenne possesso dei marchesi di Ponzone. Questi sul finire del 1200 donarono i loro possessi al comune di Genova ricevendoli in feudo. Nella prima metà del 1300 passò ai Del Carretto di Novello. Da questi, nella seconda metà del secolo, ebbe origine il ramo dei Del Carretto di Spigno, che mantenne la signoria di Spigno sino al 1579. Nel 1418 Spigno venne occupato da Gian Giacomo del Monferrato. Alla occupazione si oppose l'allora signore Franceschino Del Carretto, che veniva ferito mortalmente. Il figlio Giovanni Fraylino era costretto con la violenza a giurare la fedeltà al marchese del Monferrato. L'anno dopo Genova cedeva al Monferrato alcuni feudi dell'oltre giogo tra i quali Spigno. Alla cessione si oppose Giovanni Fraylino perché fatta senza il suo consenso. Successivamente riusciva a liberare Spigno dall'occupazione monferrina.
Nel 1431 durante la guerra tra i Visconti e il marchese del Monferrato venne occupato dai milanesi e Giovanni Fraylino dovette giurare la fedeltà al duca di Milano. Ma i Del Carretto di Spigno, sulla scorta delle antiche investiture imperiali, rivendicarono la loro diretta dipendenza dall'imperatore e vennero quindi compresi nella pace di Lodi del 1454 come solo collegati ed aderenti al ducato di Milano.
All'inizio del 1500 la signoria di Spigno era divisa tra due rami originatisi nelle famiglia dei Del Carretto. Il titolare di uno di questi rami, Giovanni Fraylino III, vendette la sua metà a Francesco Spinola. La vendita venne però contestata dai figli Giovanni Francesco e Scipione. Iniziò una lunga lite con gli Spinola, che si concluse quando, a seguito dell'accusa di fellonia, i fratelli Del Carretto vennero condannati alla pena capitale e la metà confiscata e devoluta alla Camera ducale di Milano.
Morto nel 1579 Tommaso Del Carretto, titolare dell'altra metà, senza eredi maschi, questa passò ad Aloisio Asinari, figlio di Marco e di Caterina Del Carretto sorella di Tommaso. Allo stesso Aloisio venne poi assegnato nel 1590 anche la metà confiscata.
Ad Aloisio successe il figlio Marcantonio, che nel 1615 ottenne dal re di Spagna l'erezione del feudo in marchesato, comprendente oltre a Spigno e le sue ville ( frazioni ) di Turpino, Montaldo, Rocchetta, anche i luoghi di Malvicino, Merana e Serole.
Nel 1625 durante la guerra tra il duca di Savoia e la repubblica di Genova, Spigno venne occupato dai Savoia che demolirono il castello.
Nel 1631 si tenne a Spigno un drammatico processo contro quattordici persone, dodici donne e due uomini, accusate di stregoneria. Prima della conclusione del processo le persone accusate erano tutte morte.
Alla morte di Marcantonio, avvenuta nel 1643, gli successe il figlio Federico, che aveva servito nell'esercito imperiale. Di carattere autoritario e bellicoso, sottopose i sudditi ad ogni genere di soprusi, in spregio alle ampie franchigie e libertà riconosciute da sempre alla comunità.
Nel 1648 nell'ambito della guerra dei trent'anni truppe franco - savoiarde demolirono le mura che circondavano il borgo ed il nuovo castello che Federico faceva costruire.
Citato in causa dalla comunità davanti ai tribunali milanesi, Federico non volle mai comparire, non riconoscendo la loro autorità in quanto feudatario imperiale. Venne allora, dal re di Spagna, condannato alla pena capitale ed ebbe confiscato il marchesato. Egli allora per punire gli spignesi tentò nel 1659, con circa duecento banditi (farabutti ),di assalire il borgo per metterlo a ferro e fuoco, ma con una decisa reazione gli spignesi respinsero gli assalitori infliggendogli gravi perdite.
Alla morte di Federico avvenuta a Savona nel 1670, il marchesato passò per donazione al cugino Lelio Invrea, patrizio genovese che Federico, senza figli, aveva adottato.
Nel 1724 il re di Sardegna Vittorio Amedeo II acquistò il marchesato dall'impero per la somma di 350 mila fiorini e nel 1630 lo investiva alla moglie morganatica contessa Teresa Canalis di Cumiana vedova del conte Ignazio Novarina di S. Sebastiano, che passerà alla storia come la Marchesa di Spigno. Figlio suo era Federico Paolo Novarina l'eroe della battaglia dell'Assietta. Alla morte della marchesa, il marchesato venne investito al figlio Pietro Francesco Novarina. Durante il periodo napoleonico Spigno farà parte del dipartimento di Montenotte come cantone. Dopo l'unità d'Italia, per distinguerlo dall'altro Spigno esistente in provincia di Latina, gli venne aggiunto, al nome originario, Monferrato.
Francesco Nano

INDIRIZZI UTILI
ALBERGO REGINA VIA AIRALDI 27 SPIGNO MONFERRATO 0144 950800

Immagini più rappresentative di Spigno Monferrato


Su di un pianoro, vicino al Bormida, vi è l'Abbazia di S. Quintino, la " Badia vecchia ", fondata nel 991 dai discendenti di Aleramo. Dell'antica fondazione esiste ancora la chiesa ed una parte del monastero incorporato in una costruzione residenziale detta palazzo del Vescovo. All'interno della chiesa vi sono resti di affreschi databili al XI secolo e vi sono conservate alcune delle lapidi romane


Il frontale della Chiesa parrocchiale di Sant' Ambrogio. Un edificio dell'ultimo quarto del '500 di impianto controriformista a tre navate divise da colonne di pietra scanalate con capitello tuscanico, contiene un acquasantiera ed una pala con Madonna, Bambino e Santi risalenti all'epoca dell'edificazione; notevole è il pulpito lavorato ad intarsi marmorei datato 1750, mentre l'altare maggiore e la balaustra sempre lavorati ad intarsi marmorei sono datati 1744. Dell'inizio del '700 sono il bei coro ligneo e l'organo.


Ponte medioevale a schiena d' asino, sul Bormida, formato da cinque arcate, con una cappella al centro dedicata a S.Rocco

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