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Storia del Monferrato

(Compendio dal libro di Carlo Ferraris: Storia del Monferrato, le origini, il marchesato, il ducato, Ed. Grifl, giugno 2006.)

PARTE TERZA - IL MONFERRATO E I GONZAGA

I
I PRIMI GONZAGA E LA MUTILAZIONE DEL MARCHESATO A SEGUITO DEL TRATTATO DI CHERASCO

Guglielmo e la soppressione dell’autonomia casalese
Margherita Paleologo e Federico Gonzaga ebbero numerosa prole: quattro maschi e tre femmine. Il primogenito Francesco (1533-1550), alla morte del padre, aveva solo sette anni e di conseguenza fu la madre affiancata dallo zio paterno cardinale Ercole a reggere il Mantovano, mentre a Casale la reggenza fu affidata alla nonna Anna d’Alençon. Tragico il destino di Francesco che moriva giovanissimo a seguito delle conseguenze di una caduta nelle gelide acque dei laghi mantovani. Fu allora il secondogenito Guglielmo (1538-1587) ad essere designato alla guida del Ducato sempre sotto la tutela della madre e dello zio.
Raggiunta la maggiore età Guglielmo venne a Casale nel 1559, dopo che la pace di Cateau Cambrésis dell’aprile dello stesso anno gli aveva restituito un Monferrato devastato a causa delle scorrerie e degli scontri fra truppe francesi e spagnole, a margine di quella guerra fra le superpotenze per il predominio in Europa che per alcuni decenni ne aveva insanguinato la gran parte .
Guglielmo iniziò ad elaborare un programma di riorganizzazione del Monferrato per ottenere una amministrazione più consona alle esigenze di uno Stato moderno e accentratore: progetto osteggiato dalle oligarchie locali ed in particolare dalla municipalità casalese che da secoli godeva di particolari franchigie. Nei primi anni sessanta lo scontro coi dissidenti casalesi guidati da Oliviero Capello divenne violento. Nel 1565 il Duca bandì dallo Stato il Capello e altri 16 maggiorenti della città ritenuti responsabili della rivolta. Essi trovarono rifugio a Chieri in territorio sabaudo da dove ordirono una congiura per assassinare Guglielmo con l’intento di favorire il passaggio del Marchesato ai Savoia. A seguito di un mancato attentato contro la sua persona (forse inscenato dallo stesso Guglielmo), il Duca ordinò nell’ottobre del 1567 una violenta repressione. A Casale gli arrestati furono 120 poi ridotti a 75 e il Capello fu assassinato a Chieri da due sicari. Fu istituito un processo. Alcuni imputati sottoposti a terribili torture finirono per ammettere di essere a conoscenza del complotto. Cinque furono le condanne a morte eseguite con la decapitazione nel settembre 1568. Dieci ebbero la galera e ai rimanenti pene varie e taglie gravissime. L’anno dopo Casale fu costretta a firmare la capitolazione con la rinuncia alle proprie prerogative e franchigie.
Dopo la soppressione dell’autonomia casalese Guglielmo continuò a portare avanti il suo progetto di riforma in senso autocratico sulla strada intrapresa dalla maggior parte degli stati italiani. Morì a Mantova nell’agosto del 1587.

Vincenzo e la costruzione della cittadella di Casale
Vincenzo Gonzaga (1562-1612) era di aspetto e di carattere del tutto diversi dal padre Guglielmo: tanto sgraziato, taccagno e calcolatore il padre, quanto di bell’aspetto, megalomane, scialacquatore e libertino il figlio.
Assunto il potere dopo la morte del padre iniziò subito a divisare e poi a volere fermamente la costruzione a Casale di una fortezza che avrebbe stupito il mondo. Nel 1590 furono iniziati i lavori, su una vasta area a levante della città in direzione di Frassineto Po. Dopo cinque anni, la cittadella casalese era terminata almeno nella sua parte essenziale: una gigantesca stella a sei punte con altrettanti rivellini munita di formidabili bastioni e contenente all’interno tutte le costruzioni necessarie alla sua difesa e alla sopravvivenza di migliaia di soldati. Costo più di due milioni di scudi d’oro, realizzata col lavoro dei Monferrini e poi mantenuta con il loro contributo in denaro.
Lo spirito avventuroso di Vincenzo lo spinse a partecipare negli anni fra il 1594 e il 1601 a tre spedizioni contro i Turchi per bloccarne l’avanzata nella penisola balcanica. Furono sostanzialmente tre insuccessi perché in tutti e tre i casi Vincenzo abbandonò il campo dopo breve tempo.
Vincenzo morì a Mantova nel febbraio del 1612.

Ferdinando e la prima guerra di successione del Monferrato
Vincenzo aveva avuto dalla seconda moglie Eleonora, figlia dei granduchi di Toscana, tre maschi, Francesco (1586-1612), Ferdinando (1587-1626) e Vincenzo II (1594-1627).
Triste la sorte di Francesco che, dopo avere sposato nel 1608 Margherita figlia di Carlo Emanuele I di Savoia (1562-1630) ed essere stato allietato l’anno successivo dalla nascita della figlia Maria e tre anni dopo da quella del maschio Ludovico, perdeva ai primi di dicembre del 1612 il figlio colpito dal vaiolo e prima di Natale moriva egli stesso stroncato dallo stesso male.
Successore alla guida dei due Ducati (anche il Monferrato era diventato Ducato nel 1574 per merito del nonno Guglielmo) fu designato il fratello Ferdinando che depose la porpora cardinalizia di cui era stato insignito appena ventenne. Questa successione, riconosciuta da tutti i potentati italiani ed europei, fu invece osteggiata da Carlo Emanuele I di Savoia che reclamava il diritto alla successione per la nipotina Maria di cui rivendicava la tutela. La Corte gonzaghesca oppose un netto rifiuto al trasferimento di Maria a Torino. La guerra divenne inevitabile: quella che fu denominata la prima guerra di successione del Monferrato.
Nell’aprile del 1613 tre corpi di spedizione savoiardi attaccarono e conquistarono Trino, Alba e Monalvo, assoggettando nel corso dello stesso anno l’Albese e il Basso Monferrato ad eccezione del Casalese. A sostegno di Mantova e Monferrato intervenne la Spagna con le sue truppe dislocate nel Milanese e di conseguenza fu impedita la completa occupazione del Marchesato da parte del Savoia. Nel dicembre del 1614 fu firmata la pace che imponeva a Carlo Emanuele e al Governatore di Milano il ritiro delle rispettive truppe, mentre la questione della successione del Monferrato veniva demandata al tribunale imperiale.
Carlo Emanuele riprese le ostilità nella primavera del 1615, nell’autunno del 1616 e poi ancora nella primavera del 1617 con la speranza di poter trascinare al proprio fianco la Francia, la lui ripetutamente sollecitata ad uscire allo scoperto per riequilibrare la bilancia del potere in Europa da troppo tempo favorevole alla Spagna. La Francia non si mosse ufficialmente, ma nel 1616 inviò un corpo di spedizione di circa 7.000 uomini per affiancare le truppe del Savoia. Lo fece invece la Spagna in opposizione a Savoiardi e Francesi con le sue truppe provenienti dal Milanese. La conseguenza fu che molte località dell’Alto e Basso Monferrato furono devastate e saccheggiate e che la pace concordata a Pavia nel 1617 restituì a Ferdinando il ducato monferrino in uno stato veramente di miseria e di calamità estrema.
Ferdinando in quegli anni era impegnato a risolvere le proprie questioni matrimoniali. Innamoratosi di una bella monferrina, Camilla Faà di Bruno damigella di Corte a Mantova, la sposò segretamente nel febbraio 1616: matrimonio fortemente osteggiato dalla Corte mantovana e da tutti i Gonzaga sparsi in quasi tutte le Corti italiane ed europee. Mentre Camilla era trasferita a Casale dove nel dicembre dello stesso anno partoriva il figlio Giacinto, il suo matrimonio veniva invalidato dal Papa e nel febbraio del 1617 Ferdinando sposava Caterina de Medici sorella del granduca Cosimo II di Toscana. Camilla fu costretta a monacarsi e morì nel 1662 in convento a Ferrara. Il figlio Giacinto, riconosciuto ma non legittimato, morì stroncato dalla peste del 1630. Ferdinando senza aver avuto dalla moglie un figlio che potesse continuare la stirpe dei Gonzaga, morì a Mantova nel 1626, poco dopo che Alto e Basso Monferrato erano stati nuovamente campo di battaglia fra Francopiemontesi e Spagnoli a causa di una guerra intentata dai primi contro la repubblica di Genova.

Carlo Gonzaga-Nevers e la seconda guerra di successione del Monferrato.
Il Trattato di Cherasco sanziona gravi mutilazioni del Ducato

Alla morte di Ferdinando il potere passò al fratello Vincenzo anch’egli senza figli che roso dalla sifilide moriva l’anno successivo, aprendo un caso di successione analogo a quello verificatosi neanche un secolo prima con l’estinzione dei Paleologo. Unica erede del Ducato restava la nipote Maria (1609-1660) figlia di Francesco Gonzaga e di Margherita di Savoia. Contro le aspettative di Carlo Emanuele di Savoia, la notte di Natale 1627 Maria sposava davanti al Duca morente il proprio lontano cugino Carlo Gonzaga principe di Rethel (1609-1631), figlio del duca Carlo Gonzaga Nevers (1580-1637) che aveva ereditato i ricchi possedimenti francesi del padre Ludovico fratello di Guglielmo Gonzaga.
A seguito di questo matrimonio vi fu un ribaltamento delle alleanze: da un lato Francia e Ducato di Mantova-Monferrato e dall’altro Spagna, Impero e Ducato di Savoia. E fu di nuovo la guerra, quella denominata seconda guerra di successione del Monferrato. Una guerra ancora più rovinosa della prima che si svolse sostanzialmente in due fasi: la prima iniziata nella primavera del 1628 che vide il Ducato monferrino occupato e depredato da Savoiardi e Spagnoli, ad eccezione di Casale inutilmente attaccata e assediata dagli Spagnoli, e che si concluse nella primavera dell’anno successivo con la liberazione della città a seguito dell’arrivo di un esercito francese; la seconda iniziata nell’autunno 1629 che vide Mantova saccheggiata da un esercito imperiale nel luglio del 1630, mentre Casale e la sua cittadella eroicamente resistevano ad un secondo assedio degli Spagnoli, interrotto nell’ottobre 1630 a seguito della sopraggiunta pace di Ratisbona, che segnava una tregua nella cosiddetta “guerra dei trent’anni” che dal 1618 insanguinava tutta Europa.
Nel trattato di Cherasco del 1631 la Francia dettò le condizioni di pace in Italia settentrionale. In particolare fu deciso che dovevano passare al Piemonte le seguenti terre da lungo tempo sotto il Monferrato: il Torinese e il Canavese a ponente di Verrua, l’Albese a ponente di Trezzo, Trino e il Trinese, Gottasecca e Camerana in alta Val Bormida.
Il duca Carlo Gonzaga Nevers riceveva uno Stato mutilato in condizioni di miseria e calamità estreme, anche a seguito della peste che in quegli anni era infuriata in tutta Europa. Dopo aver subito nello stesso 1631 la perdita del giovane figlio Carlo di Rethel ed aver assistito impotente ad ulteriori devastazioni in Monferrato da parte di Francesi e Spagnoli, moriva sei anni dopo in un eremo presso Mantova probabilmente colpito dalla malaria.

II
GLI ULTIMI GONZAGA E IL PASSAGGIO DEL MONFERRATO AL PIEMONTE

Carlo II e il ritorno degli Spagnoli in Casale e Monferrato
Alla morte di Carlo Gonzaga-Nevers fu chiamato alla successione il nipote Carlo II (1629-1665) di soli otto anni, posto sotto la tutela della madre Maria Gonzaga che, contrariamente al suocero legato alla Francia, cercò l’avvicinamento alla Corte di Vienna tramite l’Imperatrice vedova Eleonora che era una Gonzaga figlia di Vincenzo. Questo cambiamento di politica a Mantova non fece che aumentare la confusione in Monferrato che dopo il Trattato di Cherasco era diventato una specie di protettorato francese, a causa della presenza di presidi francesi in Casale e in quasi tutto il Marchesato. Poiché le truppe francesi ostacolavano i collegamenti dalla Liguria alla Lombardia indispensabili agli Spagnoli per i loro rifornimenti verso il centro Europa si susseguirono negli anni successivi gli sforzi della Spagna per impadronirsi del Monferrato e in particolare della cittadella di Casale.
Nel 1639 gli Spagnoli conquistarono molte località del Basso e Alto Monferrato e nel 1640 attaccarono per la terza volta Casale e la sua cittadella. Fu una vera disfatta. Gli Spagnoli attaccati nei pressi di Casale su due fronti lasciarono sul campo circa 2.000 morti, 1.500 annegarono nel Po e circa 1.500 furono fatti prigionieri. Brillarono il valore e il coraggio dei Monferrini che avevano combattuto a fianco dei Francesi.
Nel decennio successivo gli Spagnoli, quasi per vendicarsi dello smacco subito, martoriarono e devastarono molte località del Monferrato partendo dall’Alessandrino oppure dai loro capisaldi di Trino e Pontestura, lasciando al loro passaggio una scia di orrori e di desolazione inaudita. Per contro analoghe devastazioni furono effettuate dai Francopiemontesi in territorio alessandrino e nell’alta Val Bormida per tentare di impedire il transito dei rifornimenti spagnoli dalla Liguria.
Intanto a Mantova Carlo II nel 1647 compiva 18 anni e di conseguenza avrebbe dovuto occuparsi del governo del Ducato. Carlo lasciò invece il potere nelle mani della madre Maria e dei suoi ministri. Preferì dedicarsi ai suoi amori con le damigelle di Corte e la sua vita scostumata continuò anche dopo il matrimonio nel 1649 con una principessa imperiale. Due anni dopo anche Eleonora, sorella di Carlo, sposava l’imperatore Ferdinando III rinsaldando i già stretti legami dei Gonzaga con gli Asburgo.
Questo cambiamento di politica favorì nel 1651 un accordo fra Milano e Mantova per la cacciata dei Francesi da Casale e da tutto il Monferrato. Nella primavera del 1652 gli Spagnoli iniziarono l’occupazione di tutti i paesi nei dintorni di Casale e nel settembre posero l’assedio alla città. Dopo neanche un mese Casale e la sua cittadella caddero nelle loro mani, sia perché era arrivato da Mantova l’ordine di favorire l’occupazione degli Spagnoli, sia perché la guarnigione francese era ridotta di numero e scarsa di armamento e di vettovaglie.
Gli anni successivi prima della pace dei Pirenei del 1659 furono ancora anni di devastazione nel Ducato monferrino soprattutto ad opera dei Francesi che, partendo da alcuni loro capisaldi in Monferrato o dalle confinanti terre savoiarde, organizzarono spedizioni punitive per dispetto per avere il Signor duca di Mantova liberato Casale dalle loro mani. Carlo II morì nel 1665 a 36 anni. Avido di diletti venerei prendeva medicamenti afrodisiaci che compromisero la sua scossa salute ed ebbero gravi conseguenze nell’ultima avventura con una compiacente contessa milanese maritata ad un nobile mantovano.

Ferdinando Carlo e l’annessione del Monferrato al Piemonte
Alla morte di Carlo II le redini del potere restarono nelle mani della moglie, quale tutrice dell’unico figlio Ferdinando Carlo (1652-1708) allora tredicenne. Raggiunta la maggiore età Ferdinando Carlo, più che impegnarsi negli affari di Stato, continuò a lasciarsi coinvolgere nei piaceri e nei divertimenti, attorniato da cortigiane, ballerine ed istrioni, destando grave scandalo. Venezia divenne la sua dimora preferita dove in un continuo carnevale fra amori, musiche e feste iniziò a sperperare somme enormi.
A Venezia entrò in amicizia col faccendiere Ercole Mattioli che, a quanto pare, gli suggerì l’idea di vendere la cittadella casalese alla Francia per rimpinguare le proprie finanze. Le trattative furono condotte maldestramente, o forse proditoriamente, dallo stesso Mattioli, tanto che trapelarono in tutte le Corti europee. Parigi volle mettere a tacere il Mattioli; anziché eliminarlo fisicamente avrebbe preferito rinchiuderlo alla Bastiglia con l’obbligo di portare sul volto una maschera di ferro che avrebbe dato il nome al personaggio. Va però precisato che l’identificazione della “Maschera di Ferro” col Mattioli è tuttora molto dubbia.
Dopo l’intermezzo del Mattioli, le trattative continuarono e, a quanto pare, fu raggiunto un accordo. Sta di fatto che nel settembre 1681 un contingente di truppe francesi entrò in Casale e occupò la cittadella senza trovare alcuna resistenza. Dopo l’atto politico che lo asserviva alla Francia Ferdinando Carlo riprese la sua vita spensierata con le feste veneziane e qualche viaggio che gli valse attestazioni di fittizia grandezza. Fra il 1687 e 1688, emulo delle imprese di Vincenzo Gonzaga, presenziò con largo seguito a due campagne contro i Turchi in Serbia e Ungheria, al termine delle quali riprese la sua vita dissoluta e spendacciona.
A partire dal 1690 ricominciarono i guai per il Monferrato. Nell’ambito della guerra della “Grande Alleanza” contro la Francia, alla quale aveva aderito anche il Piemonte di Vittorio Amedeo II, circa 4.000 Alemanni agli ordini del principe Eugenio si acquartierarono durante l’inverno a Moncalvo, dopo aver domato la resistenza dei Moncalvesi e di numerose altre località del Basso Monferrato.
Nel luglio 1695 fu la volta della capitolazione di Casale nelle mani delle forze della coalizione. A seguito di accordi segreti tra la Francia e Vittorio Amedeo II comandante delle truppe alleate, la città subì un assedio o meglio un finto assedio durato una quindicina di giorni. Poi, come concordato, la guarnigione francese si arrese a condizione che fosse smantellata la sua cittadella. Nel corso di un paio di mesi le operazioni furono concluse fra boati ed esplosioni che si sentivano a molti chilometri di distanza. Quella che era stata una delle più formidabili fortezze europee venne restituita al duca Ferdinando Carlo in condizioni pietose unitamente a Casale e al Monferrato, dopo quasi un secolo di continue guerre.
Nel 1701 Casale e il Monferrato furono nuovamente occupate dalle truppe francesi nell’ambito della “Guerra di Successione Spagnola”. Anche Mantova cadde nello stesso anno nelle mani dei Francesi ai quali Ferdinando Carlo, dichiaratamente filofrancese, aveva aperto le porte provocando le ire dell’imperatore Leopoldo che lo accusò di tradimento e lo destituì dalla sovranità su Mantova e Monferrato.
Ormai legato a filo doppio con la Francia, Ferdinando Carlo, a seguito della morte della moglie, si recò nel 1704 a Parigi dove concordò un nuovo matrimonio con una diciannovenne principessa lorenese. Il matrimonio fu celebrato a Tortona e gli sposi si fermarono a Casale quasi un anno.
Intanto Luigi XIV decideva di intensificare le operazioni in Piemonte con l’intento di conquistare Torino. I Francesi, dopo essersi impadroniti delle località limitrofe, posero l’assedio alla città nel maggio 1706. Il 7 settembre dello stesso anno gli Austropiemontesi ottennero quella schiacciante vittoria che segnò il destino non solo di Casa Savoia e del Monferrato ma di tutta Europa. Dopo la liberazione di Torino, gli Austropiemontesi occuparono tutte le località del Piemonte ancora in mano ai Francesi. Nel dicembre dello stesso anno fu la volta di Casale e del Monferrato. Il ducato monferrino durò ancora di nome se non di fatto fino al 1708, quando Vittorio Amedeo II ricevette l’investitura ufficiale dall’Imperatore, sancita dai capitolati della pace di Utrect del 1713.
La Dieta di Ratisbona del maggio 1707 aveva confermato il bando imperiale nei confronti di Ferdinando Carlo che nel frattempo, abbandonato dalla moglie, si era ritirato a Venezia. Il 5 luglio 1708 morì a Mira sulla terraferma dove si era trasferito.
Dopo otto secoli di Storia sotto la guida di Aleramici, Paleologo e Gonzaga, il Monferrato perdeva la sua autonomia per entrare a far parte prima del Piemonte, poi dello Stato di Sardegna ed infine dello Stato italiano.

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