Paese del basso Monferrato situato a 205 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Torino, si sviluppa su di una superficie di 2000 ettari ed ha una popolazione di circa 1500 abitanti.
Il vecchio abitato è situato su di altura che degrada verso il Po, al confine tra
la collina torinese ed il Monferrato; i nuovi insediamenti sono in pianura.
- Storia -
La più antica testimonianza scritta relativa a Casalborgone è costituita da un diploma di Ottone III, del 7 maggio 999. In questo documento vi è un lungo elenco nominativo di località
fra le quali figura, insieme ad altre, Trebledum posta sul territorio dell'attuale comune di Casalborgone. Da Trebledum (detto anche Treblea o Trebea) la popolazione si spostò in seguito a Casalborgone, che è dunque legittimo figlio ed erede del più antico Trebledum. Oggi il ricordo di questa denominazione è conservato dal titolo della chiesa del cimitero di Casalborgone che é "S. Maria di Trebea". É interessante notare che nello scavo delle tombe nel cimitero affiorano talvolta frammenti di tegoloni romani.
Il termine in questione trae origine da un nome di pianta, il tribolum della lingua latina classica, diventato tërbi o tërbe in piemontese e "trebbia" in italiano, il cui nome scientifico è Andropogon hischemum:. Si tratta di una graminacea comune nei prati secchi e sabbiosi, di cui un tempo si utilizzavano le radici per fabbricar spazzole. Quindi, Trebledo alla lettera significa "trebbieto", "luogo ove vegeta la trebbia" e deriva, evidentemente, da triboletum.
L'esistenza di insediamenti romani è, tuttavia, precedente, come è testimoniato da una lapide
dissotterrata intorno al 1770 in Val Caramellino;
TERTIO BRESIO AUTONIS F.
VI VIR
MINICIAE ST.F. IOVINCAE
SALVÌUS F. VI VIR
MARCUS F. VI VIR
V.F.
L'interpretazione può essere la seguente: "I figli Salvio e Marco, entrambi seviri, da vivi fecero costruire [questo sepolcro] in onore di Terzo Bresio, figlio di Autone, seviro, e di "donna" Minicia figlia di Iovinca [sua moglie].
L'articolazione degli insediamenti in questa zona era molto complessa, infatti già nell'alto Medioevo sull'alto di due poggi vicini, che dominavano la piana in cui sorgeva il centro di Treblea, erano ubicati i piccoli abitati rurali di San Siro e di "Casale Bergonis".
Il villaggio di Treblea fu elencato nel 1164 tra i possessi del marchese di Monferrato che lo cedette a una locale famiglia di "domini", i Tribia, che presero appunto il cognome dal paese. Costoro ebbero tuttavia una breve permanenza sul luogo, infatti nel corso del Duecento si trasferirono a Chieri, proprio mentre a Treblea divenivano potenti i Radicati signori di Cocconato.
Questi mantengono il potere destreggiandosi tra i Duchi di Savoia ed il Duca di Milano. Nel 1446 fanno atto di dedizione a Ludovico di Savoia. Nel 1489 vengono promulgati gli statuti di Casalborgone alla presenza del Consiglio Comunale e del signore del luogo Ranieri di Cocconato.. Si trattava però soltanto di un aggiornamento delle leggi che risalivano ad almeno un paio di secoli prima. Il codice originale si trova attualmente presso l'Archivio di Stato di Torino.
Nel 1503 il Duca Filiberto II di Savoia ordina lo smantellamento del castello e nel 1518 il feudo di Casalborgone viene diviso a metà tra il Duca Carlo II di Savoia e il conte Alemanno Radicati. Quattro anni dopo il fratello di Alemanno, Giovanni Radicati, vende l'altra metà al Duca.
Questi, a sua volta,, nel 1533 vende a Nicola Balbis di Vernone metà proprietà di Casalborgone con diritto di riscatto in 100 anni. Frattanto, nell'ambito delle consuete vicende politiche dell'epoca , intorno alla metà del XVI secolo, il castello di Casalborgone è tra le fortezze occupate dai francesi.
Probabilmente, proprio questa situazione d'instabilità, induce i Radicati a vendere nel 1549, l'altra metà delle proprietà di Casalborgone al portoghese Antonio Govean. Costui, giureconsulto e professore a ll'Università di Torino, era. Precettore di Carlo Emanuele I e, quindi, ben introdotto a corte. Successivamente, nel 1612, anche Nicola Balbis di Vernone vende ad Antonio Govean la sua parte di proprietà.
Tuttavia già nel 1628 Govean vende l'intera proprietà al Conte Masserati, che era Direttore delle Poste a Torino. Ma intanto ci si avvicinava al periodo di 100 anni previsto dal contratto del 1533 tra il Duca di Savoia e Nicola Balbis. Così nel 1632 Maria Cristina di Savoia rientra in possesso di Casalborgone esercitando il diritto di riscatto .
Nel 1638 Maria Cristina di Savoia compra il contado dal conte Baldasserre Masserati e cede ai conti Broglia la proprietà di Casalborgone in cambio di metà del castello di Aglié. Si raggiunge così, finalmente, la fine di questa serie di frequenti vendite. Infatti nel 1658 Pier Luigi e Tommaso Francesco Broglia fanno riedificare ed ampliare il castello che così assume la forma conservata ancora oggi; in particolare la corte centrale, contornata da un corpo a C, viene trasformata in un grandioso salone per un'altezza di due piani. Intorno vi sono quattro appartamenti con divisione consimile nel secondo piano, al piano terreno, e nei sotterranei, mentre ampi sottotetti servono da granai.
Al 1665 risale una copia autentica in pergamena degli statuti del 1489, attualmente custodita presso il Comune di Casalborgone. Questa è l'unica completa in quanto l'originale del 1489 ha subito la perdita di alcuni fogli.
Qualche anno dopo, nel 1673 Pier Luigi Broglia costruisce la casa parrocchiale ai piedi di una demolita torre del castello, in Contrada S. Giacomo., attuale Via Beato Sebastiano Valfré. Inoltre costruisce la Strada della Torricella (attuale via Conte Broglia) ed il giardino del castello. Sul finire del secolo, nel 1697, il Conte Mario Felice Broglia cede alla comunità di Casalborgone una cascina del Capoluogo per farne la sacrestia della chiesa, come la si ritrova attualmente.
In occasione della guerra tra Francia e Pîemonte, vinta poi da quest'ultimo con l'aiuto del Principe Eugenio di Savoia giunto da Vienna, il Conte Giovanni Pierluigi Broglia, che ovviamente militava nelle fila di Savoia, ottiene dal generale comandante le truppe francesi che il castello di Casalborgone venga risparmiato nel 1706. Questo accordo cavalleresco, tuttavia, non impediva del tutto dei danni al castello e l'incendio di cascine in seguito ai fatti di guerra. Nel 1711,come risulta da una lapide murata in prossimità del tetto, veniva edificata la chiesa della Trinità, nell'attuale Piazza Statuto, forse a compimento di un voto fatto per la salvezza del luogo. Nella seconda metà del XVIII secolo, il conte Mario Domenico Broglia fa adornare splendidamente il Castello e restaurare le mura.
Nel 1796 le truppe francesi, nel corso della prima campagna napoleonica, transitano dalla Val Chiappini ed il conte Giuseppe Broglia, con tempismo e grande senso pratico, innalza l'albero della libertà in Capoluogo evitando così ulteriori danni. Suo figlio, Mario Ruffinotto, viene poi nominato Ministro della Guerra dal Re Carlo Alberto nel 1847.
Nel 1902 il titolo di Conte di Casalborgone passa, per decreto reale, a Ferdinando Morozzo della Rocca essendo morto nel 1896 lo zio materno Mario Carlo Broglia, ultimo erede della famiglia. L'ultimo Conte di Casalborgone muore infine nel 1969.
Nel 1999 è stato celebrato il Millenario di Casalborgone con una giornata di studi storici nel Castello di Casalborgone. In quella occasione è stata anche coniata una medaglia commemorativa, in argento ed in bronzo. Sia la medaglia che gli Atti della giornata di studi (che contengono diversi lavori concernenti la storia di Casalborgone) sono reperibili presso il Comune di Casalborgone.